Ci sciacquiamo alla fontana mentre la guardia va a raccogliere alcune armi e bloccare le porte delle camerate sotto il torrione, dove altri trenta soldati dormono ignari. Il paese è immerso in un silenzio irreale, si odono solo le fiaccole crepitare e l'acqua gocciolare giù dai nostri corpi - finché non sentiamo qualche urlo indistinto provenire dalla stanza dove abbiamo segregato i superstiti del ballo. Stanza senza uscite, ma con finestre: in breve, il parroco risponde loro con le campane, scandendo l'allarme razzìa dei predoni, che richiamerà le guarnigioni dei paesi vicini.
Non ci scomponiamo, sapevamo perfettamente come sarebbe andata a finire, e tutto sommato è meglio che finisca rapidamente, all'apice della gloria, nel momento di massimo eccesso, senza assedi o stillicidi. Il paese più vicino è a un'ora scarsa di marcia, giusto il tempo per rivivere nella nostra testa e assaporare a fondo quanto avvenuto, magari qualche minuto per aumentarne la portata.
E il parroco ci serve su un piatto d'argento l'opportunità, guidando al nostro cospetto gli anziani imbruttiti e timorati accorsi alla chiesa per salvarsi la cotenna, al riparo di una piccola croce intarsiata che ci brandisce contro a mò di spada, innaffiandoci di acqua dall'odore stagnante e apostrofandoci come streghe figlie di satana. La scena è ridicolmente patetica, e non può che farci scoppiare in irrefrenabili risate, metà nervose e metà sincere, di quelle che ti escono dallo stomaco e ti fanno lacrimare senza sosta. Mentre mi rotolo a terra, noto che la nostra amica guardia invece non ride per niente, anzi, ha la mascella contratta e tremante: riduce a passi fermi e lunghi la distanza fra sé e il prete, e lo colpisce sulla guancia con il piatto della sua picca d'ordinanza, mandandolo dritto carponi dopo due avvitamenti in aria; ed evidentemente il suo culo all'aria è un invito irrinunciabile, giacchè lo impala con la stessa picca in un'unico affondo, pianta i piedi a terra e lo issa in aria, grugnedo dallo sforzo mentre i denti gli scricchiolano e le lacrime gli offuscano la vista. Questa era personale, e un segnale per tutte noi, per ognuna di noi, singolarmente, unicamente, contemporaneamente. Ci alziamo. Mi alzo. Sono ancora scossa dalle risate mentre afferro un robusto piolo, mi dirigo verso la mia matrigna, presente fra la folla, e glielo calo con veemenza in mezzo al cranio che si apre in due fino al naso. Il legno scheggiato rimane incastrato fra i due lobi del cervello mentre lei crolla a terra, spasimante, tremante, incapace di urlare, ma ancora viva; e mi accerto che mi guardi negli occhi mentre le apro la pancia sopra lo stomaco, le squarto il diaframma, mi faccio strada con le unghie verso il cuore e glielo afferro in una morsa stretta, sempre più stretta, battito dopo battito, sempre più flebile, finchè i fremiti non smettono e i suoi occhi sono di vetro. Un contatto intimo che cancella ogni altra cosa intorno a noi, che gusto con gioia fanatica e pacifica.
Quando mi rialzo vedo che le mie sorelle hanno avuto momenti simili, ognuna con la sua personale nemesi, mentre gli altri se la davano a gambe. Una di loro mi si avvicina e mi bacia appassionatamente accarezzandomi con le sue mani ruvide sporche di sange - bacio che ricambio con tutta me stessa. Ci riuniamo tutte abbracciandoci e accarezzandoci, piangendo e ridendo, urlando e sussurrandoci parole di conforto. E' tutto finito, siamo finalmente leggere e pronte a partire.
mercoledì 30 marzo 2016
sabato 5 marzo 2016
Cinderella unleashed: Il ballo delle debuttanti
Mentre volteggiamo al ritmo di valzer, rallentato per rispetto alla
disabilità del principe, lui continua a guardarmi dal basso verso l'alto
come un pezzo di carne sugosa, una promettente procreatrice, mentre
apprezza il mio totale silenzio e il mio sorriso appena accennato e
imperturbabile - tutte e sole le qualità che si addicono ad una degna
consorte. Lo guardo di rimando, leggendo i suoi pensieri, mentre la
saggia e pietosa me non può che ricordarmi come egli, ad egual modo del
suo aspetto, sia il risultato dell'ambiente in cui è stato concepito e
cresciuto - che in fondo non ha colpe, che tutti siamo esattamente
questo, il prodotto di qualcun altro, di molti altri, che le nostre
aspirazioni, i nostri desideri, i nostri timori, i nostri odii e i
nostri amori, non sono nostri. Sono indotti, causati. Che se io e le mie
sorelle di sangue siamo qui, e stiamo per fare quello che stiamo per
fare, è perchè altri ci hanno portato qui per mano, a colpi di randello,
a furia di sputi e insulti, perchè altri li hanno picchiati, umiliati,
stuprati, e così via fino al primo uomo che ha ucciso la prima vittima
perchè i suoi genitori erano stati cacciati dall'eden perchè dio è uno
stronzo tentatore. Dio è satana, sono entrambi intorno a noi e ci
forgiano continuamente, portandoci a compiere il nostro destino, sul
quale non abbiamo controllo, colpe o glorie. Questa nuova consapevolezza
mi fa dubitare di tutta me stessa, delle mie reali intenzioni, della
loro origine e del loro fine, della mia statura morale - davvero ho
creduto di essere meglio dei miei aguzzini ? O anche questi dubbi stanno insorgendo perchè suggeriti dal senziente status quo, che lotta per la perpetuazione di se stesso, dei loro privilegi, dei nostri ruoli ? La linea fra i buoni e cattivi diventa sempre più sfocata
ed evanescente, il movente sta perdendo la presa su di me, e se ne deve
essere accorto, perchè una nuova ondata di magia sincronicistica si
abbatte su di me. Le campane iniziano a toccare la mezzanotte, rendendomi ufficialmente sedicenne, burocraticamente adulta, femminilmente scaltra
e padrona di me stessa; e allo stesso tempo, il principe mi stringe a
sé per farmi sentire il suo esile, puntuto desiderio.
Al ritmo dei rintocchi, danziamo di nuovo verso le scale, e nell'ostentata inavvertenza generale, le saliamo per guadagnare il rifugio delle pesanti tende vermiglie alla loro sommità, che nascondono l'ingresso alle stanze private, e nasconderanno la nostra prima unione carnale. Infilzo il mio sguardo nel suo un'ultima volta, alla ricerca di cosa possa giustificare nella sua mente quella gratitudine che ritiene io possa avere verso di lui, nel traghettarmi da una schiavitù ad un'altra, da serva riverente a muta fattrice - di cosa possa fargli credere che il contenuto dei suoi pitali sia migliore di quelli della mia matrigna. Ma è paonazzo, deve essere eccitato come mai gli era accaduto prima, e mi invita con decisione a inginocchiarmi e prendermi cura di lui; e così faccio. Sotto di noi, l'orchestra ha cambiato canzone, preferendo al valzer qualcosa di più movimentato e fragoroso per coprire eventuali inopportuni gemiti; alcune mie sorelle ne hanno approfittato per approcciare le guardie presenti e invitarle nell'ombra con una falsa promessa, come falsa è la mia sottomissione mentre gli abbasso i pantaloni alle ginocchia e con una mano gli accarezzo il membro; e continuo ad accarezzarlo, al contempo sfilandogli il coltello cerimoniale dalla fascia sullo stomaco per infilarglielo in verticale, in unico movimento fluido e vigoroso, nel mezzo del perineo. Il contatto della lama fredda sommato al massaggio in atto gli provocano un sorpreso orgasmo, che continua implacabile mentre estraggo la lama e gli recido di netto pene e testicoli. Mi alzo mentre lui si accascia scosso da spasmi di svariata natura, guardandomi incredulo - ma io non ricambio lo sguardo. Emergo dalle tende coperta di sangue e sperma, con una lama in una mano e un trofeo nell'altra, che getto di sotto in mezzo ai danzatori. Questo è ciò che avete seminato, ora coglietene i frutti.
La musica si interrompe disordinatamente in un eco di piatti di ottone nel silenzio esterrefatto dei presenti, mentre altri cadaveri deambulanti escono da differenti alcove, schizzando sangue dalle giugulari o dalle cosce, seguiti dalle mie consorelle ghignati, gli occhi ebbri di rivincita. Una sola delle guardie ha mantenuto il posto, un giovane alto e muscoloso dagli occhi scuri e profondi, che trattiene a stento un rigurgito di disgusto mentre si avvicina alla porta per presidiarla: non vuole far scappare nessuno, è un nostro inatteso ed insperato alleato. Forse ha anche lui qualcosa da vendicare, forse è più sensibile dei suoi compagni, forse è solo opportunista, ma in questo momento non ha importanza. Mentre lui respinge i primi tentativi di fuga, noi ci gettiamo in mezzo alla folla menando fendenti alla cieca, abbattendo i maiali inciampati sulle viscere altrui, scivolati nel sangue denso e scuro dei loro camerati. Chi non è con noi è contro di noi, e pare che tutti, da buoni animali ammaestrati, si sentano al sicuro solo nel conforto della loro personale gabbia: non vogliono cambiare ruolo, non vedono le catene che li avvolgono, non percepiscono la liberatoria potenza simbolica di questa nostra rappresentazione. E' una carneficina, ma presto il marmo della sala diventa troppo scivoloso a causa del sangue, del vomito e delle interiora sparse ovunque, e molti riescono a scappare nella stanza adiacente e barricarsi al suo interno. La guardia ci spiega che quella non ha uscita, quindi bocchiamo la porta a nostra volta dall'esterno e usciamo nel cortile.
Al ritmo dei rintocchi, danziamo di nuovo verso le scale, e nell'ostentata inavvertenza generale, le saliamo per guadagnare il rifugio delle pesanti tende vermiglie alla loro sommità, che nascondono l'ingresso alle stanze private, e nasconderanno la nostra prima unione carnale. Infilzo il mio sguardo nel suo un'ultima volta, alla ricerca di cosa possa giustificare nella sua mente quella gratitudine che ritiene io possa avere verso di lui, nel traghettarmi da una schiavitù ad un'altra, da serva riverente a muta fattrice - di cosa possa fargli credere che il contenuto dei suoi pitali sia migliore di quelli della mia matrigna. Ma è paonazzo, deve essere eccitato come mai gli era accaduto prima, e mi invita con decisione a inginocchiarmi e prendermi cura di lui; e così faccio. Sotto di noi, l'orchestra ha cambiato canzone, preferendo al valzer qualcosa di più movimentato e fragoroso per coprire eventuali inopportuni gemiti; alcune mie sorelle ne hanno approfittato per approcciare le guardie presenti e invitarle nell'ombra con una falsa promessa, come falsa è la mia sottomissione mentre gli abbasso i pantaloni alle ginocchia e con una mano gli accarezzo il membro; e continuo ad accarezzarlo, al contempo sfilandogli il coltello cerimoniale dalla fascia sullo stomaco per infilarglielo in verticale, in unico movimento fluido e vigoroso, nel mezzo del perineo. Il contatto della lama fredda sommato al massaggio in atto gli provocano un sorpreso orgasmo, che continua implacabile mentre estraggo la lama e gli recido di netto pene e testicoli. Mi alzo mentre lui si accascia scosso da spasmi di svariata natura, guardandomi incredulo - ma io non ricambio lo sguardo. Emergo dalle tende coperta di sangue e sperma, con una lama in una mano e un trofeo nell'altra, che getto di sotto in mezzo ai danzatori. Questo è ciò che avete seminato, ora coglietene i frutti.
La musica si interrompe disordinatamente in un eco di piatti di ottone nel silenzio esterrefatto dei presenti, mentre altri cadaveri deambulanti escono da differenti alcove, schizzando sangue dalle giugulari o dalle cosce, seguiti dalle mie consorelle ghignati, gli occhi ebbri di rivincita. Una sola delle guardie ha mantenuto il posto, un giovane alto e muscoloso dagli occhi scuri e profondi, che trattiene a stento un rigurgito di disgusto mentre si avvicina alla porta per presidiarla: non vuole far scappare nessuno, è un nostro inatteso ed insperato alleato. Forse ha anche lui qualcosa da vendicare, forse è più sensibile dei suoi compagni, forse è solo opportunista, ma in questo momento non ha importanza. Mentre lui respinge i primi tentativi di fuga, noi ci gettiamo in mezzo alla folla menando fendenti alla cieca, abbattendo i maiali inciampati sulle viscere altrui, scivolati nel sangue denso e scuro dei loro camerati. Chi non è con noi è contro di noi, e pare che tutti, da buoni animali ammaestrati, si sentano al sicuro solo nel conforto della loro personale gabbia: non vogliono cambiare ruolo, non vedono le catene che li avvolgono, non percepiscono la liberatoria potenza simbolica di questa nostra rappresentazione. E' una carneficina, ma presto il marmo della sala diventa troppo scivoloso a causa del sangue, del vomito e delle interiora sparse ovunque, e molti riescono a scappare nella stanza adiacente e barricarsi al suo interno. La guardia ci spiega che quella non ha uscita, quindi bocchiamo la porta a nostra volta dall'esterno e usciamo nel cortile.
lunedì 29 febbraio 2016
Cinderella unleashed: Al mercato della carne
L'annuncio è un ordine, ragion per cui la mia matrigna non può esimersi dal concedermi di essere presente quella notte. Mi vengono donati alcuni scampoli di bassa qualità con cui dovrò arrangiarmi un vestito. Il tempo è poco, devo lavorarci di notte, a lume di candela, e poi, la sera del ballo, prepararmi in fretta e furia, perchè ho dovuto dedicare tutta la giornata alle mie sorellastre, lavarle, pettinarle, truccarle, lottare per far entrare i loro corpi flaccidi dentro i corsetti. Ma so di non aver bisogno di troppa cipria o rossetto, sono naturalmente bella, e il mio corpo è snello e muscoloso, scolpito da anni di corveé. Di fianco a loro spicco come un cervo in mezzo a un campo di porchette.
Così andiamo al ballo: una combriccola al fiele, una fra tante, si presenta alla porta della torre del paese. Le scale, e quindi la sala da ballo: le mie anime sorelle sono già lì, anche loro con quella bellezza selvaggia, concentrate sull'esecuzione del nostro piano non scritto e non detto, mascherate dietro una facciata di falsa cortesia, ridendo alle stupide battute della grassa nobiltà presente, sorridendo di rimando alle loro carezze inopportune, rifiutando gentilmente il vino offerto loro, ricevendo apprezzamenti per la loro morigeratezza e sobrietà. La sobrietà è necessaria, e funzionale.
Ed ecco il principe apparire in cima allo scalone interno. E' basso, goffo - pare che una sua gamba sia sensibilmente più corta dell'altra - e il suo viso è asimmetrico in modo evidente, un lato della bocca incurvato verso il basso, tanto da portarsi dietro lo zigomo e il taglio dell'occhio. Sembra sia il prodotto di reiterati accoppiamenti fra consanguinei, e questo evento un modo per spezzare il circolo vizioso. La sala si apre mentre lui vi scende, i presenti disponendosi sui restanti tre lati, le ragazze in prima fila, tutte con negli occhi la speranza di essere la prescelta. Con obiettivi diversi. Vedo i pensieri delle mie sorellastre, la possibilità di potersi fregiare di un titolo mancante all'altra, di essere la migliore, la più ricca, la più desiderata. Ma è una speranza irrealizzabile, sarà una del cerchio magico di quel mattino al mercato ad essere scelta, quel momento silente e solenne ha irrimediabilmente marcato l'inizio di una sequenza di eventi irreversibili, incontrollabili, ineluttabili, al di sopra delle nostre singole volontà, speranze, o aspettative. E così arriva davanti a me, esplorando con lo sguardo il mio corpo come fosse una coscia di prosciutto appesa a stagionare, mentre una goccia di saliva gli sfugge senza controllo dal labbro storto. Sono alta, i capelli naturalmente castani e mossi diventano biondi verso le punte perchè schiariti dal sole; il seno è alto e sodo, le labbra un cuore rigoglioso che nasconde denti bianchi e voraci, il collo sottile, la mascella ovale e aggraziata, gli occhi verdi brillanti come un campo d'estate che spiccano contro la pelle abbronzata, ad aggiungere un tocco vagamente esotico, meticcio, un gusto torbido, un desiderio osceno. Non si muove oltre, è rapito dalla mia figura, e mi invita a ballare con un cenno. Rispondo con un casto inchino fra il mugugno della folla, misto di invidia, sorpresa, soddisfazione, e mi faccio avanti.
Cominciano le danze.
Così andiamo al ballo: una combriccola al fiele, una fra tante, si presenta alla porta della torre del paese. Le scale, e quindi la sala da ballo: le mie anime sorelle sono già lì, anche loro con quella bellezza selvaggia, concentrate sull'esecuzione del nostro piano non scritto e non detto, mascherate dietro una facciata di falsa cortesia, ridendo alle stupide battute della grassa nobiltà presente, sorridendo di rimando alle loro carezze inopportune, rifiutando gentilmente il vino offerto loro, ricevendo apprezzamenti per la loro morigeratezza e sobrietà. La sobrietà è necessaria, e funzionale.
Ed ecco il principe apparire in cima allo scalone interno. E' basso, goffo - pare che una sua gamba sia sensibilmente più corta dell'altra - e il suo viso è asimmetrico in modo evidente, un lato della bocca incurvato verso il basso, tanto da portarsi dietro lo zigomo e il taglio dell'occhio. Sembra sia il prodotto di reiterati accoppiamenti fra consanguinei, e questo evento un modo per spezzare il circolo vizioso. La sala si apre mentre lui vi scende, i presenti disponendosi sui restanti tre lati, le ragazze in prima fila, tutte con negli occhi la speranza di essere la prescelta. Con obiettivi diversi. Vedo i pensieri delle mie sorellastre, la possibilità di potersi fregiare di un titolo mancante all'altra, di essere la migliore, la più ricca, la più desiderata. Ma è una speranza irrealizzabile, sarà una del cerchio magico di quel mattino al mercato ad essere scelta, quel momento silente e solenne ha irrimediabilmente marcato l'inizio di una sequenza di eventi irreversibili, incontrollabili, ineluttabili, al di sopra delle nostre singole volontà, speranze, o aspettative. E così arriva davanti a me, esplorando con lo sguardo il mio corpo come fosse una coscia di prosciutto appesa a stagionare, mentre una goccia di saliva gli sfugge senza controllo dal labbro storto. Sono alta, i capelli naturalmente castani e mossi diventano biondi verso le punte perchè schiariti dal sole; il seno è alto e sodo, le labbra un cuore rigoglioso che nasconde denti bianchi e voraci, il collo sottile, la mascella ovale e aggraziata, gli occhi verdi brillanti come un campo d'estate che spiccano contro la pelle abbronzata, ad aggiungere un tocco vagamente esotico, meticcio, un gusto torbido, un desiderio osceno. Non si muove oltre, è rapito dalla mia figura, e mi invita a ballare con un cenno. Rispondo con un casto inchino fra il mugugno della folla, misto di invidia, sorpresa, soddisfazione, e mi faccio avanti.
Cominciano le danze.
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