martedì 24 maggio 2016

Cinderella unleashed: Epilogo

A giudicare dalle luci in lontananza, la guarnigione è a circa due kilometri da qui. Il cielo si sta rischiarando e l'aria è fredda e immobile, come tipico nei momenti prima dell'alba.

Per riscaldarci appicchiamo il fuoco alla torre, con tutti e tutto quello che ha dentro, con tutto quello che rappresenta; emana odore di pancetta abbrustolita mentre prepariamo le bandoliere di polvere da sparo. Perchè lo sappiamo di non essere stati meglio di loro questa notte, lo sappiamo che non c'è mai stata una vera opportunità di migliorare la situazione nostra o altrui, come sappiamo che i processi alle streghe sono lunghi e dolorosi; invece noi siamo stanchi e vogliamo lasciare il nostro messaggio, non quello che vorranno farci confessare - il nostro, forte, e confuso. Perchè la vita è confusa, è un'orgia di carne e vino e sangue, non assomiglia per niente alla conforme rigidità di un valzer. E soprattutto, che festa di compleanno sarebbe senza i botti ?

Ma eccoli che arrivano.

Corriamo loro incontro a dare il benvenuto.

mercoledì 30 marzo 2016

Cinderella unleashed: Un ultimo affondo

Ci sciacquiamo alla fontana mentre la guardia va a raccogliere alcune armi e  bloccare le porte delle camerate sotto il torrione, dove altri trenta soldati dormono ignari. Il paese è immerso in un silenzio irreale, si odono solo le fiaccole crepitare e l'acqua gocciolare giù dai nostri corpi - finché non sentiamo qualche urlo indistinto provenire dalla stanza dove abbiamo segregato i superstiti del ballo. Stanza senza uscite, ma con finestre: in breve, il parroco risponde loro con le campane, scandendo l'allarme razzìa dei predoni, che richiamerà le guarnigioni dei paesi vicini.

Non ci scomponiamo, sapevamo perfettamente come sarebbe andata a finire, e tutto sommato è meglio che finisca rapidamente, all'apice della gloria, nel momento di massimo eccesso, senza assedi o stillicidi. Il paese più vicino è a un'ora scarsa di marcia, giusto il tempo per rivivere nella nostra testa e assaporare a fondo quanto avvenuto, magari qualche minuto per aumentarne la portata.

E il parroco ci serve su un piatto d'argento l'opportunità, guidando al nostro cospetto gli anziani imbruttiti e timorati accorsi alla chiesa per salvarsi la cotenna, al riparo di una piccola croce intarsiata che ci brandisce contro a mò di spada, innaffiandoci di acqua dall'odore stagnante e apostrofandoci come streghe figlie di satana. La scena è ridicolmente patetica, e non può che farci scoppiare in irrefrenabili risate, metà nervose e metà sincere, di quelle che ti escono dallo stomaco e ti fanno lacrimare senza sosta. Mentre mi rotolo a terra, noto che la nostra amica guardia invece non ride per niente, anzi, ha la mascella contratta e tremante: riduce a passi fermi e lunghi la distanza fra sé e il prete, e lo colpisce sulla guancia con il piatto della sua picca d'ordinanza, mandandolo dritto carponi dopo due avvitamenti in aria; ed evidentemente il suo culo all'aria è un invito irrinunciabile, giacchè lo impala con la stessa picca in un'unico affondo, pianta i piedi a terra e lo issa in aria, grugnedo dallo sforzo mentre i denti gli scricchiolano e le lacrime gli offuscano la vista. Questa era personale, e un segnale per tutte noi, per ognuna di noi, singolarmente, unicamente, contemporaneamente. Ci alziamo. Mi alzo. Sono ancora scossa dalle risate mentre afferro un robusto piolo, mi dirigo verso la mia matrigna, presente fra la folla, e glielo calo con veemenza in mezzo al cranio che si apre in due fino al naso. Il legno scheggiato rimane incastrato fra i due lobi del cervello mentre lei crolla a terra, spasimante, tremante, incapace di urlare, ma ancora viva; e mi accerto che mi guardi negli occhi mentre le apro la pancia sopra lo stomaco, le squarto il diaframma, mi faccio strada con le unghie verso il cuore e glielo afferro in una morsa stretta, sempre più stretta, battito dopo battito, sempre più flebile, finchè i fremiti non smettono e i suoi occhi sono di vetro. Un contatto intimo che cancella ogni altra cosa intorno a noi, che gusto con gioia fanatica e pacifica.

Quando mi rialzo vedo che le mie sorelle hanno avuto momenti simili, ognuna con la sua personale nemesi, mentre gli altri se la davano a gambe. Una di loro mi si avvicina e mi bacia appassionatamente accarezzandomi con le sue mani ruvide sporche di sange - bacio che ricambio con tutta me stessa. Ci riuniamo tutte abbracciandoci e accarezzandoci, piangendo e ridendo, urlando e sussurrandoci parole di conforto. E' tutto finito, siamo finalmente leggere e pronte a partire.

sabato 5 marzo 2016

Cinderella unleashed: Il ballo delle debuttanti

Mentre volteggiamo al ritmo di valzer, rallentato per rispetto alla disabilità del principe, lui continua a guardarmi dal basso verso l'alto come un pezzo di carne sugosa, una promettente procreatrice, mentre apprezza il mio totale silenzio e il mio sorriso appena accennato e imperturbabile - tutte e sole le qualità che si addicono ad una degna consorte. Lo guardo di rimando, leggendo i suoi pensieri, mentre la saggia e pietosa me non può che ricordarmi come egli, ad egual modo del suo aspetto, sia il risultato dell'ambiente in cui è stato concepito e cresciuto - che in fondo non ha colpe, che tutti siamo esattamente questo, il prodotto di qualcun altro, di molti altri, che le nostre aspirazioni, i nostri desideri, i nostri timori, i nostri odii e i nostri amori, non sono nostri. Sono indotti, causati. Che se io e le mie sorelle di sangue siamo qui, e stiamo per fare quello che stiamo per fare, è perchè altri ci hanno portato qui per mano, a colpi di randello, a furia di sputi e insulti, perchè altri li hanno picchiati, umiliati, stuprati, e così via fino al primo uomo che ha ucciso la prima vittima perchè i suoi genitori erano stati cacciati dall'eden perchè dio è uno stronzo tentatore. Dio è satana, sono entrambi intorno a noi e ci forgiano continuamente, portandoci a compiere il nostro destino, sul quale non abbiamo controllo, colpe o glorie. Questa nuova consapevolezza mi fa dubitare di tutta me stessa, delle mie reali intenzioni, della loro origine e del loro fine, della mia statura morale - davvero ho creduto di essere meglio dei miei aguzzini ? O anche questi dubbi stanno insorgendo perchè suggeriti dal senziente status quo, che lotta per la perpetuazione di se stesso, dei loro privilegi, dei nostri ruoli ? La linea fra i buoni e cattivi diventa sempre più sfocata ed evanescente, il movente sta perdendo la presa su di me, e se ne deve essere accorto, perchè una nuova ondata di magia sincronicistica si abbatte su di me. Le campane iniziano a toccare la mezzanotte, rendendomi ufficialmente sedicenne, burocraticamente adulta, femminilmente scaltra e padrona di me stessa; e allo stesso tempo, il principe mi stringe a sé per farmi sentire il suo esile, puntuto desiderio.

Al ritmo dei rintocchi, danziamo di nuovo verso le scale, e nell'ostentata inavvertenza generale, le saliamo per guadagnare il rifugio delle pesanti tende vermiglie alla loro sommità, che nascondono l'ingresso alle stanze private, e nasconderanno la nostra prima unione carnale. Infilzo il mio sguardo nel suo un'ultima volta, alla ricerca di cosa possa giustificare nella sua mente quella gratitudine che ritiene io possa avere verso di lui, nel traghettarmi da una schiavitù ad un'altra, da serva riverente a muta fattrice - di cosa possa fargli credere che il contenuto dei suoi pitali sia migliore di quelli della mia matrigna. Ma è paonazzo, deve essere eccitato come mai gli era accaduto prima, e mi invita con decisione a inginocchiarmi e prendermi cura di lui; e così faccio. Sotto di noi, l'orchestra ha cambiato canzone, preferendo al valzer qualcosa di più movimentato e fragoroso per coprire eventuali inopportuni gemiti; alcune mie sorelle ne hanno approfittato per approcciare le guardie presenti e invitarle nell'ombra con una falsa promessa, come falsa è la mia sottomissione mentre gli abbasso i pantaloni alle ginocchia e con una mano gli accarezzo il membro; e continuo ad accarezzarlo, al contempo sfilandogli il coltello cerimoniale dalla fascia sullo stomaco per infilarglielo in verticale, in unico movimento fluido e vigoroso, nel mezzo del perineo. Il contatto della lama fredda sommato al massaggio in atto gli provocano un sorpreso orgasmo, che continua implacabile mentre estraggo la lama e gli recido di netto pene e testicoli. Mi alzo mentre lui si accascia scosso da spasmi di svariata natura, guardandomi incredulo - ma io non ricambio lo sguardo. Emergo dalle tende coperta di sangue e sperma, con una lama in una mano e un trofeo nell'altra, che getto di sotto in mezzo ai danzatori. Questo è ciò che avete seminato, ora coglietene i frutti.

La musica si interrompe disordinatamente in un eco di piatti di ottone nel silenzio esterrefatto dei presenti, mentre altri cadaveri deambulanti escono da differenti alcove, schizzando sangue dalle giugulari o dalle cosce, seguiti dalle mie consorelle ghignati, gli occhi ebbri di rivincita. Una sola delle guardie ha mantenuto il posto, un giovane alto e muscoloso dagli occhi scuri e profondi, che trattiene a stento un rigurgito di disgusto mentre si avvicina alla porta per presidiarla: non vuole far scappare nessuno, è un nostro inatteso ed insperato alleato. Forse ha anche lui qualcosa da vendicare, forse è più sensibile dei suoi compagni, forse è solo opportunista, ma in questo momento non ha importanza. Mentre lui respinge i primi tentativi di fuga, noi ci gettiamo in mezzo alla folla menando fendenti alla cieca, abbattendo i maiali inciampati sulle viscere altrui, scivolati nel sangue denso e scuro dei loro camerati. Chi non è con noi è contro di noi, e pare che tutti, da buoni animali ammaestrati, si sentano al sicuro solo nel conforto della loro personale gabbia: non vogliono cambiare ruolo, non vedono le catene che li avvolgono, non percepiscono la liberatoria potenza simbolica di questa nostra rappresentazione. E' una carneficina, ma presto il marmo della sala diventa troppo scivoloso a causa del sangue, del vomito e delle interiora sparse ovunque, e molti riescono a scappare nella stanza adiacente e barricarsi al suo interno. La guardia ci spiega che quella non ha uscita, quindi bocchiamo la porta a nostra volta dall'esterno e usciamo nel cortile.

lunedì 29 febbraio 2016

Cinderella unleashed: Al mercato della carne

L'annuncio è un ordine, ragion per cui la mia matrigna non può esimersi dal concedermi di essere presente quella notte. Mi vengono donati alcuni scampoli di bassa qualità con cui dovrò arrangiarmi un vestito. Il tempo è poco, devo lavorarci di notte, a lume di candela, e poi, la sera del ballo, prepararmi in fretta e furia, perchè ho dovuto dedicare tutta la giornata alle mie sorellastre, lavarle, pettinarle, truccarle, lottare per far entrare i loro corpi flaccidi dentro i corsetti. Ma so di non aver bisogno di troppa cipria o rossetto, sono naturalmente bella, e il mio corpo è snello e muscoloso, scolpito da anni di corveé. Di fianco a loro spicco come un cervo in mezzo a un campo di porchette.

Così andiamo al ballo: una combriccola al fiele, una fra tante, si presenta alla porta della torre del paese. Le scale, e quindi la sala da ballo: le mie anime sorelle sono già lì, anche loro con quella bellezza selvaggia, concentrate sull'esecuzione del nostro piano non scritto e non detto, mascherate dietro una facciata di falsa cortesia, ridendo alle stupide battute della grassa nobiltà presente, sorridendo di rimando alle loro carezze inopportune, rifiutando gentilmente il vino offerto loro, ricevendo apprezzamenti per la loro morigeratezza e sobrietà. La sobrietà è necessaria, e funzionale.

Ed ecco il principe apparire in cima allo scalone interno. E' basso, goffo - pare che una sua gamba sia sensibilmente più corta dell'altra - e il suo viso è asimmetrico in modo evidente, un lato della bocca incurvato verso il basso, tanto da portarsi dietro lo zigomo e il taglio dell'occhio. Sembra sia il prodotto di reiterati accoppiamenti fra consanguinei, e questo evento un modo per spezzare il circolo vizioso. La sala si apre mentre lui vi scende, i presenti disponendosi sui restanti tre lati, le ragazze in prima fila, tutte con negli occhi la speranza di essere la prescelta. Con obiettivi diversi. Vedo i pensieri delle mie sorellastre, la possibilità di potersi fregiare di un titolo mancante all'altra, di essere la migliore, la più ricca, la più desiderata. Ma è una speranza irrealizzabile, sarà una del cerchio magico di quel mattino al mercato ad essere scelta, quel momento silente e solenne ha irrimediabilmente marcato l'inizio di una sequenza di eventi irreversibili, incontrollabili, ineluttabili, al di sopra delle nostre singole volontà, speranze, o aspettative. E così arriva davanti a me, esplorando con lo sguardo il mio corpo come fosse una coscia di prosciutto appesa a stagionare, mentre una goccia di saliva gli sfugge senza controllo dal labbro storto. Sono alta, i capelli naturalmente castani  e mossi diventano biondi verso le punte perchè schiariti dal sole; il seno è alto e sodo, le labbra un cuore rigoglioso che nasconde denti bianchi e voraci, il collo sottile, la mascella ovale e aggraziata, gli occhi verdi brillanti come un campo d'estate che spiccano contro la pelle abbronzata, ad aggiungere un tocco vagamente esotico, meticcio, un gusto torbido, un desiderio osceno. Non si muove oltre, è rapito dalla mia figura, e mi invita a ballare con un cenno. Rispondo con un casto inchino fra il mugugno della folla, misto di invidia, sorpresa, soddisfazione, e mi faccio avanti.

Cominciano le danze.

domenica 28 febbraio 2016

Cinderella unleashed: Sabbath nel villaggio

Al mercato cerco di incrociare lo sguardo di altre donne, trovare nei loro occhi la stessa sofferenza che è nei miei, solidarietà e complicità nel dolore. Non posso guardare i maschi negli occhi, finirei immediatamente in un vicolo per essere penetrata da qualche orango peloso e puzzolente alitantemi nelle orecchie attraverso denti marci e radi. Pochi secondi di orrore, che vorrei comunque evitare. La vedo la venditrice di lavanda, le conosco le storie riguardo a suo marito, un ipodotato che compensa con violenti pugni alle costole. E' un virus che si sprigiona, da lui a lei, da lei al figlio, procedendo dalle sovrastrutture sociali invisibili attorno a noi, la necessità di apparire virile, rispettosa, obbediente. Anche la puttana del paese è irregimentata nel suo ruolo di puttana, ridotta a ricettacolo di sperma vario, senza altra identità riconosciuta, come se non avesse idee, sogni, aspirazioni, potesse provare piacere o ribrezzo, avere giornate sì e giornate no. La suora quella in carne, che tutti sappiamo avere un debole per i cavalli, ma chissà poi se è vero o se lo considera in qualche modo meglio che avere relazioni con uomini o donne e rompere così il suo voto di castità, non mi pare che questo menzioni gli animali. Il mugnaio, che sembra non sia molto maschio con sua moglie, e viene pestato dai grulli della taverna una sera sì e un'altra pure, gli stessi che si montano le proprie capre quando le loro mogli hanno il ciclo o il mal di testa. Tanti schiavi, vittime e carnefici, più e meno consapevoli della loro patetica condizione, delle idiosincrasie, della loro magnifica irrilevanza su questa terra. Basterebbe un grido per liberarci tutti da queste catene, un singolo atto di ribellione, di liberazione, per far cadere ogni muro. E sto quasi per farlo uscire dalle mie viscere questo urlo, quasi per contrarre l'addome e buttare fuori tutta l'aria del mondo, quando accade questa cosa magica, ma magica da magia nera, di quelle che ti danno i brividi lungo tutta la schiena e ti fanno drizzare tutti i peli del corpo: ero persa nell'autocommiserazione, e quando ho rimesso a fuoco il mondo, ero al centro della piazza, e un'altra decina di adolescenti del paese era lì con me, eravamo tutte assieme, tutte perse, e poi contemporaneamente coscienti l'una delle altre. Ci conoscevamo dai tempi dell'infanzia, ma dopo le scuole, dagli otto anni, ci eravamo allontanate e incrociate solo la domenica a messa, ognuna schiacciata e annichilita sotto il suo personale giogo - fino ad oggi. Ci siamo guardate negli occhi, e abbiamo riconosciuto il nostro riflesso l'una nell'altra, non abbiamo avuto bisogno di parole, di dirci nulla, era tutto evidente. E mentre questo succedeva, altro successe: un araldo uscito dal cortile interno del castello, corre in mezzo alla piazza, in mezzo a noi, sale sul predellino e annuncia: ci sarebbe stato un gran ballo a corte, durante il quale il principe avrebbe scelto la sua futura consorte fra le giovani illibate in età da marito. La notte del mio compleanno. Tutte lo stiamo guardando, rapite, ma è come se ci stessimo tenendo per mano, e cospirando. Sappiamo che sarà la nostra occasione, prima e ultima, unica e irripetebile. Saremo pronte.

sabato 27 febbraio 2016

Cinderella unleashed: Prologo

L'aria è fredda all'alba qui in campagna, anche in questo periodo dell'anno. E' la terra che suda via la brina della notte, mentre i passeri cantano felici il ritorno del sole ancora sotto la linea dell'orizzonte. Non ci sono altri rumori, a parte il ruscello là oltre il campo coltivato, che devo concentrarmi per sentire, mi pare che si chiami cecità uditiva o qualcosa di simile, il tuo cervello filtra via i rumori di fondo persistenti per non impazzire. Ma non volevo divagare, lo so che ho la tendenza a divagare, è colpa della solitudine forse, quella che ti fa parlare e discutere e condividere i pensieri con te stessa, perchè non hai altri con cui farlo, e la mancanza di dialogo, anche lei, può renderti folle; o forse il parlare da soli è già sintomo della follia che ormai si è radicata dentro di te, e ... sto divagando. La luce del mattino, l'aria frizzante, i fringuelli, il ruscello e il silenzio che puoi ancora sentire sotto quei suoni - sarebbe una bella scena bucolica di quelle che ti scaldano il cuore, ma il puzzo delle deiezioni notturne delle mie sorellastre sale pungente dal secchio, e il mio cervello non riesce a cancellarlo, o non vuole farlo per qualche motivo che non riesco ad afferrare. L'altra me, quella che mi sgrida e conforta, quella che mi dà l'opinione scomoda, il punto di vista alternativo sulle cose del mondo, vuole farmi sentire tutto il peso di quel secchio, in ogni sua dimensione, vuole che l'odore di quella merda sfilacciata mi entri a fondo nei polmoni, e nel sangue, e arrivi fino al cervello, in modo che possa sentirlo anche lei. Le mie sorellastre mangiano molta carne, semplicemente perchè posso permetterselo e devono quindi ostentarlo, e pochissima frutta, perchè è quello che fanno le scimmie. La nostra merda racconta tutto di noi, esce dal nostro intimo senza trucchi, senza costumi: è un riflesso sincero di quanto abbiamo dentro.

Arrivo finalmente al canale, dove svuoto il secchio, lo lavo, e poi lavo me stessa. Mi piace sentire il freddo dell'acqua sulla pelle, mi piace sentire le mie mani fredde su di me. Dedico un momento a me stessa, a tutte le mie me stesse, ci masturbiamo assieme sdraiate sull'argine nella luce del mattino. Un attimo di oblìo. Ma è solo un attimo, perchè, come ogni giorno, dal cascinale iniziano ad arrivare i segnali necessari a riportarmi all'ordine, all'immutabile ritrmo delle mie giornate, scandito da porte sbattute, urla, insulti, umiliazioni, richieste, feci, animali, cucina, pulizie, commissioni, tutto ciò che definisce la mia reale condizione: schiava di queste persone che si definiscono "la mia famiglia". Ho pensato molte volte di ucciderle tutte nel sonno, le mie "sorelle" e mia "madre", ma sarei l'ovvio colpevole e non credo che i vecchi grassi maschi che formano il tribunale del popolo siano molto sensibili al concetto di schiavitù e agli effetti di tali angherie sulle giovani donne del principato. Ho la fortuna di essere nutrita, avere il tetto di un pagliaio sopra la testa ogni notte, dovrei essere riconoscente della possibilità di espletare il ruolo della donna definito dal dio barbuto dei maschi pii in ogni sua possibile estensione. Verrei impiccata senza processo, ma più probabilmente linciata sul posto senza speranza di arrivare intera al patibolo. Probabilmente il vecchio patriarca della fattoria accanto tornerebbe più tardi per stuprare il mio cadavere e farmi sentire completamente donna almeno una volta nella vita (non è abbastanza intelligente da capire il significato delle parole), ricordarmi che il mio posto è sotto. Ancora una settimana e avrò sedici anni; è imperativo trovare una via d'uscita, che possibilmente mi assicuri anche la sopravvivenza. La vendetta non mi basta.

venerdì 4 maggio 2012

L'Italia che arranca


(recuperato da un altro contesto, il post è di qualche mese fa - non che sia cambiato molto nel frattempo nello specifico, mentre in generale il clima è peggiorato e non accenna a schiarite)


Quando si parla del mondo del lavoro in Italia, fra gli innumerevoli problemi che popolano questa componente fondamentale della società peninsulare, ne spiccano a mio avviso tre in particolare: 


1) l'elevata età media dei partecipanti
2) l'esorbitante pressione fiscale
3) la bassissima percentuale di personale qualificato



Sappiamo infatti di essere un paese vecchio, composto da popolazione anziana; sappiamo che più della metà dei compensi, in qualsiasi forma siano scambiati, attraverso contratti a progetto, fatture, parcelle o buste paga, vengono risucchiati nel gorgo statale; forse non tutti conosciamo alcuni dati inquietanti riguardanti la formazione scolastica: secondo gli studi eseguiti dal linguista Tullio de Mauro, nel 2008 soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea; da una ricerca dell'UNLA (Unione Nazionale per la Lotta contro l'Analfabetismo) del 2005, quasi sei milioni di italiani sono totalmente analfabeti, rappresentando il 12% della popolazione contro il 7,5% dei laureati; senza alcun titolo di studio (o in possesso della sola licenza elementare) è invece il 36,52% della popolazione.


I tre punti di cui sopra, combinati, possono fornire un quadro delle dinamiche che ci relegano, nel settore informatico, in una sorta di Alto Medioevo al confronto dell'Europa d'oltralpe, degli Stati Uniti o delle economie trainanti dell'Asia.
L'elevato costo del lavoro rende difficile fornire salari appetibili, dimensionare correttamente i gruppi di lavoro, investire adeguatamente nella formazione - che nel settore informatico dovrebbe essere continua; più in generale, la formazione non viene assolutamente percepita come essenziale e fondamentale per chi pratica questo mestiere, né è stato compreso l'alto valore che riveste in termini di appagamento personale e professionale, forse a causa dell'evidente retaggio non-culturale pervasivo nella società italiana e simbionte dei gruppi dirigenziali attuali.


Ad oggi, lo sviluppo di software viene ancora comparato con le più classiche attività produttive industriali o manifatturiere, come se i prodotti di queste attività avessero qualcosa in comune; le aziende che prevedono risorse dedicate al collaudo degli applicativi si contano sulle dita di una mano; le relazioni fra fornitori di software e clienti sono ancora basate su contratti "chiavi in mano" anzichè su sinergie di lungo termine, proprio perchè il software viene visto come un prodotto da scaffale, qualcosa da poter comprare un tanto al chilo assieme al diritto di recesso, con le conseguenti immancabili diatribe del tipo "ma questo nel contratto non c'era", "ma io intendevo un'altra cosa", "ma questa modifica non è così stravolgente", "ma perchè dovrei sottoscrivere un contratto di assistenza e manutenzione". 
Se si parla di approcci Agili allo sviluppo e ai rapporti inter-aziendali, la cui conoscenza all'estero è ormai un prerequisito per l'assunzione alla pari di ambienti di sviluppo o linguaggi di programmazione, qui in Italia si viene ascoltati con interesse e contestualmente dimenticati, per poter continuare a vivere nella dissociazione e nel rifiuto della realtà del proprio rapporto con il software, che è di collaborazione, evoluzione, cambiamento e adattamento; il fruitore/compratore persevera invece nel mantenimento di atteggiamenti passivi ("il programma funziona così quindi mi adatto"), quando questi non evolvono nel ruolo di "parte lesa" nel rapporto lavorativo; la comunicazione fra i due lati della barricata è frammentaria, tenuta in scarsa considerazione, avviene matematicamente oltre i limiti ragionevoli di tempo (solitamente qualche ora prima, se non durante, importanti presentazioni o rilasci), e limitata al cosa deve fare il prodotto senza affrontare il come, il che porta inevitabilmente ad ottenere soluzioni insoddisfacenti entrambi le parti.
Infine, la dolentissima nota riguardante la formazione: chi la pratica spesso lo fa per proprio conto e per proprio interesse personale e professionale, non supportato dall'azienda, prassi che genera col tempo impiegati-dinosauri imprescindibili e insostituibili operanti su tecnologie in disuso e/o deprecate dal resto del mondo, che affrontano qualunque problema con gli unici strumenti loro conosciuti indipendentemente dall'opportunità del loro utilizzo nel particolare ambito, avulsi dal contesto globale di evoluzione e confronto dialettico e pratico; a volte si ripiega nell'on-the-job training quando risorse con conoscenze ignote al resto del team riescono a convincere l'ambiente al cambiamento e a svolgere il lavoro di formatori sul campo, con tutti i rischi del caso.


Per concludere: migrate gente, migrate all'estero; e prima lo fate, meglio è per la vostra professionalità e la vostra soddisfazione (sessantamila hanno scelto l'Australia lo scorso anno, per esempio).

mercoledì 13 agosto 2008

Il metodo scientifico

Il credo pervasivo del mondo moderno: agricoltura, produzione, edilizia, energia, farmacologia, comunicazione. Et cetera.
La più grande forza del messaggio marxista e leninista (che qualche sprovveduto marchierebbe come "comunista", nel senso comune corrente, e quindi politico-mediato, inquinato e falsato) sta nell'idea, genialmente semplice come molte delle intuizioni più brillanti della storia dell'uomo, di applicare il metodo scientifico alla sociologia: smetterla di ricercare in sorgenti divine o in analogie antropomorfiche le giustificazioni per lo status quo, abbandonare quella supponenza tipica della cultura cattolica e l'individualismo caratterizzante le società capitalistiche per riflettere sul modo migliore (scientificamente) per consentire la sopravvivenza (e probabilmente anche qualcosa di più) della specie umana.

Perchè per le bombe si, e per la vita in società no ?
Facciamo ipotesi sulle strutture imprescindibili della materia e sull'origine del cosmo - le cui risposte sono sicuro non possono avere lo stesso sapore di un Rosso di Montalcino.

Guardare lontano è più semplice.

venerdì 25 aprile 2008

Chiesa e Vita

Mi sembra giusto riassemblare pensieri sporadici, quelli che escono da varie laringi appartenenti a persone assennate con cui si scambiano interessanti vedute durante cene cinesi, pause caffè e birre festanti. L'omissione delle maiuscole è voluta, non sento il minimo rispetto per le entità che vado a menzionare.

Alla chiesa cattolica non frega un cazzo della vita, sebbene, ovviamente, lei dica il contrario.
Non si capisce perchè, altrimenti, siano veri questi fatti (le parole non significano, quasi mai, nulla), tra miliardi di altri:
  1. Il papa d'occidente, in visita negli stati uniti a chiedere ammenda per i ripetuti episodi di pedofilia, non si scaglia con altrettanto fervore contro gli assassinii perpretrati dalla nazione in cui si trova - pena di morte, civili iraqueni e afghani, etc.
  2. Il papa d'occidente strinse la mano a pinochet
  3. I cattolici mangiano carne e verdure
Il terzo punto, che sembra una barzelletta, in realtà è un punto radicale su cui soffermarsi, uno di quegli argomenti che mandano in pappa qualunque cattolico, ciellino, idiota pecora seguace di quella casta di giullari spettacolanti che predicano da pulpiti dorati: è un argomento di logica proposizionale, quelle conclusioni cui si arriva con una serie di sillogismi, metodi dialettici cui il pecorame non è avvezzo, aduso com'è ad attenersi a regole e pensieri e dettami altrui senza traccia di spirito critico. Ricordo ancora quando, testo dell'ultima legge sull'aborto alla mano, durante il periodo del referendum, dimostrai la non-correttezza di tale legge ad una militante cattolica: semplicemente mettendo insieme alcune delle proposizioni del testo, feci notare come queste erano contraddittorie, il che porta inevitabilmente al crollo di tutto il sistema costruito su tali proposizioni: non si può più distinguere il vero dal falso. O vale A, o vale Non-A, non possono valere contemporaneamente entrambe. Beh, la poverina, non potendo più difendere le sue vaque argomentazioni, sentendo il baratro sotto i suoi piedi avvicinarsi mentre scivolava dalle vetrate cui era aggrappata con lo sputo, dopo aver vaneggiato qualcosa sul valore della Vita (con la V maiuscola come usano loro, come la Verità che sostengono di avere in pugno), ovviamente fuggì. Ma durante la conversazione erano uscite dalla sua bocca affermazioni agghiaccianti, tipo che non si può scendere in strada e ammazzare il primo che passa, cosa che la nostra comune esperienza ci dice essere totalmente falsa (sappiamo, sentiamo tutti che non si dovrebbe, ma è perfettamente possibile, e succede di continuo) ; e poi, che una vita umana vale molto di più della vita di una tigre.
Quest'ultima è emersa dalla mia memoria in relazione alla loro "difesa della Vita".
Evidentemente per loro la Vita ha differenti valori, probabilmente dipende dal giorno in cui credono sia stata inventata: se non ricordo male, prima le piante, poi gli uccelli per cagarci sopra, e poi gli uomini per fare il cazzo che vogliono di entrambi - mi sembra che siano queste le parole della Genesi (con la G maiuscola, è il titolo di un libro di narrativa fantastica, merita rispetto).

Secondo me, e credo anche secondo Aristotele, varrebbero ragionamenti di questo tipo:
  1. premessa: gli animali e le piante sono esseri viventi (chiedete ad un biologo se non ci credete)
  2. premessa: io difendo la vita
  3. conseguenza: io non mangio né piante né animali
  4. conseguenza: io mangio pietre
  5. conseguenza: io muoio, contraddicendo la premessa 2
Questo mi porta a dire che è impossibile difendere la vita nella sua forma particolare e individuale: la natura non lo fa, l'individualismo è un'invenzione dell'uomo. E lo dicono anche i cattolici con le loro azioni: potrebbero ad esempio scagliarsi contro le mattanze di polli, vitelli, tonni e quant'altro, o dei cani usati per fare colletti di pelliccia, ma non lo fanno. Nella loro ottusità, non si scagliano nemmeno contro la distruzione delle foreste, forse perchè nella loro testa le piante stanno laggiù in fondo nella scala di importanza degli esseri viventi e non servono a un cazzo (io non saprei, voglio vedervi respirare CO2 ed emettere O2, secondo me ne sanno tante più di noi): questo è ottuso, perchè la distruzione del mondo vegetale mina il futuro della razza umana, l'unica razza animale, vivente, di cui almeno dovrebbero interessarsi per mantenere alta quella loro fasulla e opportunistica bandiera di "difesa della vita". Oppure dovrebbero andare ad incatenarsi davanti alle fabbriche Beretta; sputare tutti assieme in faccia a persone come il dittatore chileno - per dirne un paio. Oppure valutare i fatti reali, quando decidono di lasciare in piedi una legge inconsistente anti-abortista: che, sebbene non si dovrebbe troncare una vita umana, si può e si fa, magari su un tavolo da pranzo con due pinze arrugginite se non puoi farlo in ospedale, situazione consona al verificarsi del cliché due piccioni con una fava.

I preti continueranno ad incularsi bambini rovinando le loro esistenze, quando basterebbe che si trovassero assieme attorno a un tavolo, si togliessero la maschera dietro cui recitano le loro patetiche esistenze e si dicessero: hey, ma 'sta regola del non chiavare è proprio una stronzata cazzo, aboliamola no ? beh, in effetti io mi trombo da anni la perpetua ... ehm, e io invece sono omosessuale e mi faccio sgroppare dal macellaio del paese ... ehm ... in effetti ci piace a tutti, anche ai ragazzi africani cui anzichè distribuire vagonate di goldoni xxl diciamo di astenersi ... cazzo allora dobbiamo anche ammettere che gli anglicani ci sono stati più dentro di noi ?

Ma non lo faranno mai. Non puoi aspettarti da loro, dai predicatori, gesti di questo genere, gesti di coerenza, di schiettezza, di catarsi. Sarebbe più semplice e auspicabile che i fedeli aprissero gli occhi, e con questo ho detto tutto ... una recita senza platea smette di esistere, come una canale televisivo senza spettatori. Come diceva oggi Grillo in piazza san carlo, non puoi sperare che veronesi, finanziato da costruttori di inceneritori, vada in televisione a dire che gli inceneritori fanno male: va in televisione a dire che gli inceneritori non fanno niente, ma oggi quarantamila persone gli hanno detto che se ne può andare affanculo, lui e le sue stronzate.

Il giorno che manderemo affanculo il papa e il copione che recita da troppo tempo, spero di essere vivo e in quella piazza.





Il Garzanti riporta:
gregge: nel linguaggio religioso, i fedeli guidati spiritualmente dal clero; moltitudine di persone prive di iniziativa e di autonomia, pronte a ubbidire o approvare senza discutere
pecorame: gruppo di persone che si comportano servilmente

martedì 8 aprile 2008

Assente giustificato

Lo so, lo so, una volta ero più prolifico. In realtà ho un sacco di appunti su immersioni usticensi che sarebbero solo da spolverare. E poi ho cominciato un "lavoro" "letterario" - ovviamente non è un lavoro perchè nessuno mi paga, e la sua unica caratteristica letteraria è di essere scritto - che in una settimana mi ha fatto riempire una decina di pagine; essendo le idee espresse nello scritto vecchie e prive di originalità, lo sto riempiendo di finti riferimenti storici, sinonimi improbabili e figure retoriche inopportune - tutte attività di indagine tra wikipedia e il garzanti che rallentano in qualche modo la produzione delle mie abili dita di baffuta segretaria. Buttate un occhio qua e avrete idea di quello che mi succede ...
Oltre a questo aggiungete i mesi di notti investiti su gamezoo, una compagna sudamericana ipercinetica, tirate una riga e vedrete che sono a credito con il tempo di vita per ben dodici cicli lunari e mezzo.

Senza contare che siamo in periodo elettorale e io sono eccitato e fremente: tant'e' che il 14 andrò a una fiera botanica e il 15 sarò a Milano per una fiera sulla video sorveglianza - il che mi da' una buona scusa per non dover cercare il certificato elettorale. In effetti non sono nemmeno sicuro che i giorni di voto siano il 14 e il 15, ma tanto non ha alcuna importanza. Almeno, per me non ne ha, e se per voi ne ha vi consiglio qualche minuto di pramayana: proiettatevi da qui a una settimana davanti al televisore a vedere gli exit poll, a commentare i commenti, ad assorbire questo abstract, questo resùmen di informazione: concentratevi sulla parzialità del messaggio che qualunque medium oggigiorno vi può trasmettere, che sia televisione giornale volantino agitatore blog forum o simposio; pensate al concetto di globalizzazione e all'impossibilità di abbracciare e quindi descrivere e quindi percepire una dinamica globale, che dovrebbe essere così lampante agli occhi di ognuno di noi che spendiamo mesi, anni, a cercare di capire noi stessi o di conoscere una persona per poterle dare un giorno un buon consiglio quando le servirà: ascoltate lo stridore della macchina globale, di questa straordinaria e bacata invenzione dell'uomo, architettura stratificata di delega di potere e conoscenza, di trasmissione di necessità e di notifica di azioni, di offuscamento di realtà soggettive - sentite i tubi attraverso cui passano le informazioni ingolfarsi, i meccanismi economici incepparsi, i messaggi generali perdere di significato a causa dell'eccesso di messaggi e di significati - tutti abbiamo visto tsunami agli antipodi, filmati e serate di quark con successivo telediploma in maremotologia, ma della vecchina sola morta in salotto mentre guardava febbre emorragica ci rimane solo l'odore dolciastro nelle narici; pensate ai filosofi politici dal 1300 ad oggi, alle energie che hanno speso per legittimare lo stato sovrano in una qualche sua forma, monarchica repubblicana o socialista, complici della raffinazione di un'idea marcia e marcificante, inconsistente alla radice, insoddisfacente anche per chi per primo la raffigurò nella sua mente; ricordate il giorno che qualcuno vi convinse che sessanta milioni di persone devono trovare un accordo per poter cooperare, tramite ulteriori accordi, con altri cinquanta milioni di persone, e confrontate questo ricordo con quello dell'ultima riunione di condominio, o dell'ultimo pranzo coi familiari; chiedetevi perchè le fazioni sono così simili, come succede negli Stati Uniti già da anni, e chiedetevi se è un caso, o se i gradi di libertà concessi dal sistema (sempre lui, noi lo abbiamo inventato, noi lo teniamo in vita, noi siamo i suoi schiavi) si vanno sempre più assottigliando lasciano sempre meno margine alla scelta, alla possibilità, alla mutazione; riflettete sul ruolo della mutazione e della diversità in natura, sul darwinismo, sui processi naturali e artificiali (che non possono che essere umani), sulla divergenza fra i due, sugli effetti e le conclusioni di tale divergenza.
A questo punto, considerata l'elevata ossigenazione del sangue dovuta alla respirazione e la tachicardia, dovreste essere sufficientemente nauseati da preferire un combattimento fra galli alle urne - senza contare il carico di morte che si diffonde dalla parola urna.

Magari andasse a votare un misero 5% degli aventi diritto ! Primo, significherebbe che al 95% sono sorti dei dubbi, ma a quel punto penso che saremmo tutti in strada a braccia incrociate a fare sciopero della società democrapitalista. Ho molta più paura di un golpe militare a fronte di qualsiasi cenno di risveglio ... sono lì per quello no ? Servire. E proteggere (il potere).

Però che posso farci, sono curioso, per cui glisso e lascio ad altri l'onere di decidere chi deciderà politiche globali autoreferenziali per gli anni a venire; e spero vivamente che eleggano il peggio possibile.

Per uno come me, fervido credente del crollo sistemico, non può esistere scelta migliore.

martedì 29 gennaio 2008

Un peso e due misure

Sottotitolo: sbirri del cazzo - storie vere di ordinaria follia

Ieri un mio amico era in giro in macchina per Torino con la sua ragazza.
Il destino volle che passando per Porta Palazzo, una volante li fermasse, e malauguratamente lui avesse lasciato la patente a casa; tutti gli altri documenti erano a posto, ma la patente non c'era. Fosse successa questa cosa a Londra, l'ufficiale pubblico gli avrebbe solo detto di presentarsi ad un commissariato entro le 24 ore successive dimostrando di averla; in un mondo lievemente migliore, tale ufficiale avrebbe controllato alla motorizzazione l'avvenuto rilascio di tale documento in un qualunque momento del passato e avrebbe proseguito per la sua strada; in Italia, quello che ci aspettiamo normalmente è una multa, passando per un breve dialogo con lo sbirro atto a fargli meglio intendere la propria personale situazione - non parlo di corruzione, parlo di rapporti umani.
Nello specifico il mio amico disse allo sbirro:
Kali: "Guardi, c'e' mio fratello a casa, gli dico di cercarla e in dieci minuti me la porta"
Sbirro: "Guarda che non siamo qui a lavorare per te. Vieni in commissariato"
Kali: "Ma ... io conosco la legge italiana, non potete portarmi via perchè non ho la patente"
Sbirro: "Vieni con noi. Che fai opponi resistenza ?"
Kali: "Ma ... non capisco ... ho un lavoro, ho tutti i documenti in regola, mi manca solo la patente, e voi volete portarmi via ?"
Sbirro (alla radio): "Chiedo rinforzi in Piazza della Repubblica, soggetto pericoloso, non collabora, oppone resistenza"
Centrale (alla radio): "Vi mandiamo due volanti con attrezzatura antisommossa"

Alla fine c'erano una mezza dozzina di Playmobil e tre volanti attorno al mio amico a "convincerlo" ad entrare nell'auto; lui continuava a chiedere di non essere trattato come un cane, perchè non aveva fatto nulla di male e perchè era capace da solo di sedersi nell'abitacolo, e cercava di sincerarsi che la sua ragazza (diabetica) stesse bene, prima di farsi portare via. Ovviamente non stava bene, ha passato il pomeriggio a piangere, e vorrei vedere voi.

Risultato: da 15 a 30 giorni alle Vallette, per resistenza a pubblico ufficiale o cagate del genere.
Resistenza a cosa ? Di che genere ? Purtroppo la sua resistenza è stata solo verbale, ed è stato un errore: primo perchè evidentemente gli sbirri hanno un problema a livello cerebrale, non riescono ad elaborare i suoni che entrano dal condotto uditivo e trasformarli in pensieri, o comunque tali pensieri risultano inquinati dalle onde di karma negativo che stivali, manganelli, pistole, fiaccolette, mostrine, spalline, stellette, torri e via discorrendo emanano; secondo, perchè è un campione di kick-boxing e avrebbe potuto giustificare a calci nei denti la presenza di tanta gente del pubblico servizio attorno a lui (che insindacabilmente, a differenza di quanto affermato dal primo agente, non ha proprio un cazzo da fare durante la giornata).

Ma non vi preoccupate, a voi non capiterà mai una cosa del genere, perchè voi, a differenza del mio amico adesso ospitato alle Vallette, siete di razza caucasica - magari parlate l'italiano peggio di lui, siete senza documenti, con la barba sfatta e le scarpe da donna, ma al massimo vi viene commissionata una multa da 60 euro.

E questo mi fa piacere, perchè in quanto bianco, me lo merito, fino in fondo: Dio mi ha voluto superiore in mezzo a questo colorato marasma umano, e meno male che ci sono gli sbirri a difendere questo mio diritto inalienabile.

Grazie Dio, grazie Sbirri, per farmi uscire di casa sicuro di quello che sono, sicuro della presenza della Giustizia. Grazie.

venerdì 26 ottobre 2007

Grigio consumo

Dicevo dei malati di acquisto, ma forse è meglio aprire una parentesi - i dissociati schizofrenici lasciamoli dove sono per ora.
Ecco, già di per sé il fatto di entrare in un negozio senza sapere cosa si vuole comprare (probabilmente perchè non non si ha alcun bisogno, reale, di nulla), e uscirne solo dopo aver comprato per forza qualcosa, senza essere stato forzato da nessuno, è inquietante: passare ore a girovagare per centri storici vetrinati o centri commerciali patinati perchè evidentemente non si ha nulla di meglio di fare è peggio, è mostruoso. Tagliarsi le unghie dei piedi è sicuramente meglio, compilare un cruciverba, imparare a fare la maglia o una torta; ma dato che non c'è limite al peggio, scopro che ci sono persone felici del fatto che il tal negozio questa settimana sia aperto di domenica - metti che arriva un maglioncino color salvia bruciata misto tundra muscosa, così lo prendo e poi ho la scusa per comprarmi un paio di scarpe col tacco a spirale perchè non ho niente che si intona al muschio - o che sono dispiaciute del fatto che il tal centro commerciale sia chiuso il giorno 25 dicembre. Ora, a me il periodo "natalizio" fa schifo, orrore e ribrezzo, la considero una fiera dell'ipocrisia, dei buoni sentimenti a buon mercato, del consumismo sfrenato, rappresentazione teatrale della spettacolare società in cui viviamo; però devo riconoscere che fa stare molti a casa dal lavoro per qualche giorno - e tu, non contento di aver passato ogni fottuto minuto libero dei venti giorni precedenti a compare regali inutili a persone che senti giusto in occasione delle feste comandate (questo mi manda davvero in bestia, vi comando di essere in festa, spendere, essere felici, addobbare un albero, spendere), vuoi ancora passare il giorno di ferie in un centro commerciale a scrofarti un sinto-hamburger ?!?

Ma ritornando al principio, il punto è che c'é un sacco di gente in giro che non ha veramente un cazzo da fare, o non sa cosa fare, o aspetta che qualcuno le dica cosa fare, ma il messaggio che arriva è "consuma". Poi parlando con un po' di mamme scopri che se hai un figlio all'asilo e uno alla materna, potrai vedere solo uno dei due alla festa di fine anno perchè viene svolta in contemporanea, e se compie gli anni puoi portare (forse) solo la torta del supermercato perchè i bambini hanno talmente tante allergie che prima di dare loro qualunque cosa bisogna essere certi di non ammazzarli. Tranne poi fare la festa di compleanno a casa propria, fare la torta da sé, e non ammazzare nessuno, come è sempre capitato nella storia dell'umanità - perchè se un bambino è allergico alle fragole, la mamma lo sa, lui pure, e viene fatto in modo di non fargliele mangiare. A parte il fatto che i bambini oggi abbiano mille allergie e intolleranze mai viste (tipo quella al sapone delle bolle di sapone !), nella ricerca dell'ottimizzazione delle risorse e delle strutture, ci siamo ridotti a portare i nostri figli in questi ambienti asettici, timorati delle polveri, per liberarci di loro in modo da andare a comprargli le scarpe di SpoiledBarba, a fargli apprendere costumi e nozioni determinate da altri senza chiederci se ci piaccono o no (tranne poi lamentarci della scuola, lamentarci degli insegnanti, lamentarci, lamentarci).

Ora, mio nipote a otto anni "impara" l'inglese colorando frutti su un quadernone, sotto i quali appare la didascalia in inglese; quindi adesso sa che la fragola è rossa, ma non sa come si dice in inglese; non sa leggere decentemente, e in ogni caso dopo 10 righe si annoia; non ha mai imparato una poesia di Rodari a memoria; sa invece lanciare il gioco di Batman sul computer.

Mi sono quindi venute in mente quelle scene "rurali" o "da terzo mondo", dove i figli vengono allevati in comune dalle mamme che non sono occupate realmente a fare altro, dove ai figli vengono trasmessi valori e tradizioni in modo diretto e variegato, dove i genitori imparano a fare i genitori anziché rilassarsi nel più semplice e noto ruolo di amici, dove al compleanno faccio la torta con la farina e le uova e se un bambino è ciliaco lo sanno tutti e a lui non viene data, e i suoi amichetti lo prenderanno in giro tantissimo fino a farlo piangere ma lui non andrà ad impiccarsi la sera con le bretelle di gi-joe; dove, insomma, la società è vissuta dal basso, come comunità, non come insieme di luoghi che forniscono servizi che non hai voglia di svolgere.

Forse è un problema delle città, forse in una comunità montana il mondo gira diversamente.
Forse bisognerebbe stracciare la carta di credito a un po' di gente e dare loro in cambio un bel flacone di sali ...

mercoledì 24 ottobre 2007

mala tempora currunt ?

Non sono, evidentemente, stato di parola. Anche se in realtà ho scritto una vera e propria valanga di frasi, però in codice ... avevo, ho, una voglia di codare mostruosa, e il progetto della board cui sto partecipando è _davvero_ figo.
Cmq ho tirato fuori dalla borsa il mio quaderno di viaggio, e sono pure ripassato di qua, quindi sono già DUE passi avanti. E' un po' triste pensare che sono costretto a pescare nel passato per avere qualcosa di sereno da raccontare - e anche interessante in fin dei conti; sebbene interessante sia un concetto molto (esclusivamente ?) soggettivo, quindi cio' che io reputo interessante scrivere potrebbe non esserlo per chi decide di leggere, e viceversa; e senza contare che, alla fine, non è nemmeno un periodo non-sereno. E' un periodo faticoso, emotivamente stressante, ma vivo: di azione, valutazione, dialogo; e confronto. Devi vederla così, altrimenti ti metti a pensare che forse cominci ad averne i coglioni un po' pieni, soprattutto delle parole, e di essere sempre in movimento. Vi dirò, da quando sono qua mi sono sentito spesso trascinato in ricerche altrui, io il mio l'ho trovato, adesso vorrei appoggiare un attimo il culo sulla profonda seduta del "mio" divano e respirare. Appena finisco la board.

Stiamo vedendo un sacco di folli in giro, di tanti generi: persone che devono andare a comprare, ogni giorno, almeno un accessorio di moda; altri che vivono convinti di essere un'altra persona, di solito l'antitesi di quello che sono - senza recitare, vivono proprio in quella realtà. Solitudine, incapacità di comunicare, insoddisfazione, incomprensione - di te, degli altri, dell'anno 2007 calendario gregoriano. Grigia Torino in piccola Italia.

Per fortuna ci sono gli amici - ma gli amici ti fanno sopportare il grigio, o il grigio ti porterà via gli amici, e dagli amici ? Il sistema capitalista comincia a mostrare le sue idiosincrasie ? Il web, linux e il social networking cambieranno il mondo? Diventeranno strumentalizzate bandiere di una rivoluzione post-socialista post-industriale, o apriranno la strada ad una cultura tecno-new-age ? Oppure fra dieci anni saremo tutti obesi e glabri come larve, e vivremo in vasche sferiche ripiene di liquido vischioso, ognuna al centro del cyberspazio globale ? Avrò mai delle sinto-branchie ?
Quando le avrò, se mentre scorrazzo nel blu mi mangia uno squalo poi la gente dirà "E' morto facendo quello che gli piaceva" oppure "E' morto felice", e come molti commenti di circostanza potrebbero rispondere a verità; anche se spero che prima inventino un unguento che sappia di qualcosa che gli squali non mangiano, tipo corallo di fuoco od oloturia.
L'oloturia sarebbe un dramma, perchè viene chiamata comunemente cetriolo, stronzo, o cazzo di mare - io come gusto preferirei il cetriolo, però lei, purtroppo, è insindacabilmente un cazzo...

lunedì 6 agosto 2007

Chiusa parentesi

Tonda, di sicuro. Perchè quando impari a sviluppare le espressioni vedi le parentesi quadre e quelle graffe e quando ci sono quelle graffe ti spaventi che dici "mamma mia che complicata che sarà questa !" e ti sembra che il mondo delle parentesi finisca lì. Poi un giorno impari il lisp e ti rassegni.

E così fra una parentesi e l'altra sono successe un sacco di cose e ci sono un sacco di arretrati e altre parentesi aperte all'orizzonte che non faranno che ampliare la spirale caotica al centro della quale mi trovo, ma come mi ha rivelato Leyla, solo chi ha il caos dentro di sè può vedere la stella ballerina (disse Nietzsche), quindi non ho più paura nemmeno del caos e delle spirali.
E meno male, perchè nel mondo del caos le parentesi non sono simmetriche, si aprono e si chiudono senza un motivo apparente e senza un ordine preciso, prima di quanto ti aspetti o decisamente dopo il tempo che sarebbe ragionevole e sopportabile.

E così succede che siamo arrivati e ripartiti, e nel mentre qualcuno ha deciso di non farsi più vedere, poi qualcun altro ha bussato alla porta, gli è stata aperta, ma ha deciso di fare dietro-front, e poi come naufraghi ci siamo trascinati via da un microcosmo dopo aver conosciuto un sacco di persone e fatto pochissime cose, e adesso siamo qui da qualche parte pronti per andare in un altro posto, mentre attorno e dentro nulla cambia e tutto evolve, la zuppa ribolle e si rimescola e genera bolle che a volte scoppiano e a volte diventano gusci di tartarughe acquatiche che nuotano e osservano e vagano alla ricerca di uno scoglio mangereccio e un'anfora da svuotare per deporci le uova.

Tante cose da dire, vere e inventate, verità romanzate, gioie e dolori, e personaggi, uno alla vota, punto per punto, virgola dopo periodo, sinonimo di contrario, torte in faccia e bombe alla mano, fuoco alle polveri brace non fa.

A presto ...

venerdì 2 marzo 2007

Somme

Difficile tirare le somme di questo viaggio, o forse no. Forse è semplicissimo.
Diciamo che in questo momento, guardandomi indietro, i sentimenti chiave che possono riassumere questo periodo sono tre: Leyla, vivere, e partire (la parte più intensa del viaggio).

Leyla chiaramente è il centro di tutto, è per incontrare lei che sono venuto qua; non diciamoci cazzate riguardo a lotte operaie e militanza politica. Ci siamo trovati, indiscutibilmente e inspiegabilmente, abbiamo il rapporto che abbiamo sempre cercato e lo abbiamo avuto dal primo istante: di cooperazione, comprensione, dialogo, festa, sesso, sincerità - tutto il gioco è a carte scoperte - assieme entrambi siamo migliori, condividiamo un sogno semplice e forte, e siamo abbastanza folli e romantici e brillanti per poterlo realizzare. E poi c'è molto altro, il modo che lei ha di vivere la coppia, la sua energia vitale, i suoi occhi quando mi guardano, e questa partenza.

Sì perchè, anche per me, il biglietto aereo Alitalia non significa ritorno: è una nuova, importante, fondamentale, densa partenza, alla volta di qualcosa di completamente nuovo, sebbene verrà vissuto (forse) su un palco già calcato, almeno da me. E per essere sinceri la parte del ritorno è quella che per certi versi meno mi aggrada, tant'è che a Torino ci fermiamo giusto il tempo di respirare. Il viaggio in sè è qualcosa di entusiasmante, ed è la peggior droga che esista, o la migliore fate voi, e del viaggio, la partenza è la parte più strana e intensa, vissuta a due velocità, prima c'è il marasma, fai il biglietto, la lista delle cose da portare, prepari lo zaino, saluti gli amici, e qualche giorno dopo, quando ne mancano due o tre all'imbarco, quando ormai hai sbrigato tutte le formalità, che guardi la borsa chiusa e pronta e ti chiedi cosa avrai dimenticato questa volta, e ti rendi conto veramente di quello che stai per fare, di quello che lasci, del fatto che in ogni caso quello che andrai a vivere ti cambierà per sempre, lascerai tracce in altri luoghi e loro le lasceranno dentro di te; e ti guardi indietro per vedere le tracce che hai lasciato in questo viaggio, anche se sei stato nello stesso posto per trent'anni. Viaggiare segna, cambia, apre, muta.
Ax mi ha insegnato una parola che ora è inglese ma prima era tedesca: wanderlust, la necessità di girovagare, che in inglese trova una sfumatura sessuale, il desiderio lussurioso di recorrer.

E' strano guardarsi indietro. Ho fatto un delirio per arrivare a questo ... mi sono dovuto spogliare di spesse catene da me stesso intrecciate, ho lasciato dietro di me macerie, cadaveri, cuori infranti, debiti, amici incazzati e rattristati, clienti in lacrime furiose, per venire qua a diecimila miglia di distanza sperando di lavorare con un gruppo di comunisti radicali. Poi non se n'è fatto nulla, un po' perchè mi è parso di capire che considerano la lotta molto personale, un po', credo, per la mia scarsa conoscenza delle espressioni di cortesia in castigliano - ma ormai è storia.
Poi incontro lei, e prima decidiamo di fermarci, poi di partire, e quindi si parte. Si ri-parte. Posso percepire la differente visione di tutto questo da parte degli osservatori esterni, miei e suoi, il relativismo empatico interpretazionale: parti con l'intenzione di restare via e te ne ritorni con qualcuno al tuo fianco - conosci un tano in un boliche e dopo due mesi te ne vai con lui dall'altra parte del mondo. E invece non è questo, non solo, è una minima parte della visione caleidoscopica della vita di due esserini che corrono sul grande, piccolo globo terracqueo.
Mi state seguendo ? perchè io no, mi sono perso, forse avevo un filo da seguire in mezzo alla matassa ma è difficile non divagare ...

Parlavo di Leyla, di partire, e di partire con Leyla. Siamo di nuovo in viaggio; lei si era fermata da qualche tempo, quasi esattamente quando io avevo inizato a viaggiare in senso lato; in senso fisico ormai è più di un anno che non mi fermo, mi sono sciroppato in sequenza Egitto, Costa Rica, Ustica, Argentina, Italia, dando una decisa dimensione spaziale ad un processo di spoliazione e ricostruzione, di ansante ricerca e di faticosa fuga, che mi ha portato finalmente ad incontrare il mio tesoro.
Viene da chiedersi, no ? se è il "destino" che dirige le nostre azioni, o se è la nostra volontà, conscia e subconscia, che scrive il nostro destino giorno dopo giorno nelle pagine vuote del libro in cui verrà raccolta la nostra storia personale ...

Ah ecco, con una piroetta degna di un saltimbanco dell'avanspettacolo in bianco e nero, mi posso riallacciare al terzo tassello: il vivere. Che strana che è a volte, la vita, nonché bellissima, è la cosa più bella che mi sia capitata da quando esisto: il saperlo, e quei giorni che ti svegli e c'è l'aria frizzante e senza nessun motivo tu vai sul balcone, guardi quello che hai davanti senza vederlo, e pensi "che figata !"
Bene, non so come esprimerlo, però, benché non abbia fatto granché in questi mesi, ho l'intensa sensazione di aver vissuto, non villeggiato. E' stato un periodo di intense relazioni sociali, nel mondo fisico e su Internet, ognuna diversa e preziosa, anche se spesso fugace - il tempo di qualche birra, di troppe birre, di una notte sulla spiaggia, una terrazza in mezzo alla giunga cittadina, un locutorio in un pueblo sperduto;
un periodo di dense letture e di lunghe scritture, più le altre delle une, a mano su un quaderno di carta riciclata, quasi sempre su un prato accompagnandomi da un pacchetto di Camel, e solo successivamente, e non sempre, su una tastiera;
un periodo di totale rifiuto dell'italiano e degli italiani (con l'eccezione di Manuel - che fine hai fatto, disgraziato ?), di immersione nel castigliano e di mimetizzazione nella vita locale;
un periodo per buona parte intensamente condiviso con Leyla, le birre compartite, le sigarette smezzate, le parole scambiate, i confronti, i conforti, gli scleri, le feste, i preparativi, le cene, i baci, le lacrime, le notti sulla terrazza a guardare la luna, i fiori, lo scambio di idiomi e tutto quello che potete e che non potete immaginare, quello che siamo e che facciamo assieme, lo straordinariamente semplice e lo straordinario semplicemente, e tutte le pagine che potrei scrivere a riguardo, e tutto quanto non riesco a tradurre in verbo;
un periodo in cui ho vissuto intensamente Buenos Aires, questa città immensa che ti accoglie a braccia aperte, che non mi ha mai fatto sentire straniero, che si considera europea ma per fortuna non lo è per niente. Guardandola così può sembrare, se togliessi la gente e il suo calore, vedendo solo i palazzi edificati da architetti francesi, ma poi ti accorgi delle piccole differenze: le biciclette con il porta-freezer dei gelatai che girano per i parchi, i marciapiedi troppo stretti ricoperti di troppe merde di cane, il modo ignobile che hanno tutti di guidare, i portieri delle case che si passano la notte in vetrina accasciati su una poltrona, gli ascensori con le doppie porte manuali a soffietto, le ferias de artesania y antiguedades, i parchi modello Sim City, il caldo umido, il vento fresco, le piogge stile tropicale, la birra Quilmes, i cartoneros che di notte eseguono la differenziazione dei rifiuti lasciati in strada per guadagnare qualche peso, le marce di protesta con i papelitos lanciati in aria, i bar aperti fino all'alba, i kioskos - tabaccai senza porte nè vetrine, i garage che quando si aprono suonano l'allerta, i tanti senzatetto che dormono negli androni e sulle panchine, le femmine bellissime carnose carnali e sensuali, lo stile della moda, il mondo omosessuale, i locutori, la carne barata e di qualità superiore, il cielo carico di energia, le gallerie d'arte, i cuidadores de perros, le milongas, i ballerini di tango - i gruppi funk - i mimi - gli illusionisti all'angolo della strada; una città da vivere sotto vari aspetti, da attraversare seguendo differenti cammini; una città calda in tutti i sensi, densa di sesso, che si accompagna giustamente (?) e da sempre con droga e rock'n'roll.

Chao Argentina, chao Capitàl, me voy lejos, pero esperame que quiero regresar ... me encantaste. Hasta pronto, lugar precioso donde una noche, entre una cerveza y una charla, encontré el amor de mi vida ...

mercoledì 21 febbraio 2007

Il giapponese

Che poi non è giapponese ma canadase, pero' i tratti sono quelli. Dorme ai miei antipodi rispetto al centro spaziale della camerata, io in alto in uno dei quattro angoli, lui in basso nell'angolo opposto sulla diagonale. Io sono arrivato e mi hanno assegnato quel letto e li' mi sono piazzato, lui c'era da prima e sono sicuro che ha scelto il suo interrogando qualche strumento divinatorio del Feng-Shui. Ha sempre in testa un fazzoletto colorato, non l'ho mai visto senza: pare che se lo tolga solo la notte, a luci già spente, e solo quando si è rintanato nel suo cubicolo che ha oscurato completamente con teli plastici e asciugamani; credo abbia sulla fronte una voglia di eucalipto che venne a sua madre durante la gestazione dopo aver guardato un documentario sui koala, che già da sola è disonorevole perchè ricorda la debolezza di un parente stretto in un momento della vita non sufficientemente difficile perchè essa risulti accettabile, e come se non bastasse ha la forma di un ideogramma che significa qualcosa di atroce, insopportabile, come "immeritevole" o "figlio di un calzolaio di bassa lega".
Quando va in bagno si chiude a chiave, si toglie il fazzoletto dalla testa, lo piega secondo l'arte dell'origami a forma di macaco del monte Fuji, si guarda la voglia e piange, a lungo, in silezio, impotente e cosciente della sua disgrazia - ma ancora incapace di accettarla.

Non parla con nessuno, il giapponese.
Quando è nell'ostello, sta leggendo o scrivendo, e sempre si accompagna con una radiolina antiquata di quelle con un altoparlante, la radio fm e il lettore di nastri magnetici, custodita gelosamente nel suo locker assieme a una porzione di tonno sushi in scatola sotto vuoto, una boccetta di olio di balena, una pastiglia al cianuro, due frammenti non combacianti di una katana e parti di osso mandibolare, gli ultimi due appartenuti ad un suo antenato prima samurai, poi ronin rinnegato.
Il fatto è che dalla radio, anche se mai la accendesse in presenza di qualcuno, non uscirebbe musica, almeno non quello che noi intendiamo per musica, perchè sarebbe in giapponese; come se non bastasse, una volta l'ho incrociato in giro per la città in un posto dove non c'era nulla da vedere, e Buenos Aires è immensa; e a Colonia me lo sono ritrovato nell'ostello, lui e il suo fazzoletto blu per capelli. E' chiaro che è una spia, un agente segreto, oppure uno yakuza.
Sotto la copertura di anonimo ed eccentrico turista del sol levante, si nasconde un freddo intermediario di un qualche potere occulto. Di giorno esce, si intrufola in una qualche visita guidata, in un gruppo di veri turisti veramente giapponesi, non gaijin come lui, e quando termina il giro culturale ha in tasca un nastro magnetico. Nel primo lato, solo gli viene detto dove andare a comprare il libro. Lui va in libreria, una delle tante della capitale, sempre diversa, chiede il libro, ed è - guarda il caso - rimasta esattamente una copia, l'ultima, l'unica, anche se il libro è sempre lo stesso: Pensieri di Confucio - in giapponese.

Ma se ance tu conoscessi il nipponico idioma e lo leggessi, ti accorgeresti che non sono le parole del savio chino quelle che vi sono impresse: sono sequenze di ideogrammi senza significato. Sì, perchè sul secondo lato del nastro ci sono le istruzioni per decifrare il doppio codice, sequenze di katakana, codice codificato secondo criteri antichi - naturalistici - giapponesi: procedi in successione secondo Fibonacci partendo dal quinto anello libero della spirale ideografica; l'aurea forma del nautilo si libra simmetricamente dal centro energetico; la posizione del loto evanescente sotto la luce della terza luna di marzo ti indicherà la strada.
Così ritorna, ascolta con le cuffie, come se altri potessero intendere - ma la prudenza non è mai troppa; legge, decifra, interpetra, appunta, e tutti vedono solo un muto giapponese che riflette sulle parole illuminate di un libricino pieno di draghi colorati, scimmie senzienti, monaci maiali e spiriti volpe. Compila diligente la sua risposta, si reca il luoghi anonimi per incontrare le sue controparti, schiaccia con disgusto una blatta che si è avvicinata troppo alle sue delicate scarpe Prada.

Ritorna all'ostello e si prepara un solitario riso con tofu, oppure uno spaghetto di soia con bocconcini di maiale. Osserva, e ascolta: perchè lo sa bene che la sua maschera non può reggere, è eccessivamente caricata, qualcuno prima o poi sospetterà di lui, perchè ... da quanti mesi sei qua, giapponese ? Perchè non parli con nessuno ? Perchè non affitti un appartamento ? Perchè non ci fai ascoltare la tua musica millenaria con la tua radiolina vetusta ? Che cosa leggi sempre così attentamente ? Cosa nascondi sotto il fazzoletto ? E' vero che ti masturbi annusando mutandine usate da collegiali nel tuo cubicolo oscuro ? Perchè non sei riuscito ad inventarti una storia plausibile, anziché lasciare il segreto della tua identità nelle sole e bucate mani dell'isolamento volontario ?
Ecco perchè l'ho incontrato in quei posti assurdi, mi sta pedinando, e chissà quante altre volte mi ha osservato di nascosto, forse anche adesso con un binocolo tenta di capire cosa scrivo analizzando le oscillazioni della mia penna a sfera - perchè lui sa che io sospetto, e che i miei sospetti sono fondati; e orami è vicino alla conclusione dell'affare, non può permettersi errori, né contrattempi, né intralci di alcun tipo.
Fra pochi giorni riempiranno un capodoglio di panette di coca e lo inveranno a Tokio, trainato da una improbabile baleniera boliviana, mentre i visceri dell'animale verranno fusi e modellati in forma di wurstel e lanciati sul mercato a 14 centavos di lek cadauno, sotto il nome di una compagnia fittizia che in una settimana, attraverso abili speculazioni finanziarie e il ribassamento globale del prezzo dell'insaccato aqueroso, dovrebbe portare la Kruppenfaust, azienda leader mondiale del settore, alla completa rovina.
Tutto questo perchè un cugino secondo del nonno dell'attuale titolare dell'impresa, emigrato in centro america verso la fine della seconda guerra, era solito rubare, ignaro lui, le galline al vedovo della signora delle pulizie di un fratello di sangue del terzo uomo, in ordine di importanza, della mafia peruviana - che non dimentica, e ora esige vendetta.

Il giapponese, da tutto questo, ricaverà sufficiente denaro per un intervento estetico al laser, atto a rimuovere l'infamante voglia dal suo grosso e lucente cranio, che in queste notti di luna orlata dalle nubi pulsa rovente come il cuore di uno gnu decollato da un machete nel corso di un rito propiziatorio nelle calde e sudate budella dell'africa nera ...

lunedì 19 febbraio 2007

Una semana a recorrer

La settimana scorsa me ne sono andato un po' in giro per il nord: volevo ammirare le cateratas de Iguazù prima di partire, e inoltre il mio visto si stava quasi acabando, asì que elegì un camino a traves de Uruguay para juntar l'utile al dilettevole. Così che niente, Leyla è rimasta a BsAs per seguire il corso di italiano (dio santo quanto è impestata la nostra lingua ...) e io mi sono imbarcato (due ore e mezza ci vogliono per attraversare il Rio Paranà) al porto con destino Colonia del Sacramento, il cui centro storico è patrimono dell'umanità, anche se non capisco per quale motivo reale: se quello è patrimonio dell'umanità, tutta Italia dovrebbe esserlo per quanto riguarda bellezza e significato storico; forse si ritiene che l'Italia sappia cosa deve preservare e che magari l'Uruguay ne abbia un'idea piu' vaga e quindi se ne incarica l'Unesco, non so. In ogni caso mi fermo un paio di giorni perche' il primo si mette a piovere malamente e rimango bloccato tutto il pomeriggio in un bar a parlare con due ragazze cilene e una israeliana, molto simpatiche tutte. Con l'israeliana, Inbal, discuto di Cabala (i numeri non esistono per gli ebrei, dicono come "alfa di marzo" al posto del "primo"), gioventù ebraica, ortodossia, ebrei nel mondo, razzismo, sudditanza italiana alla religione cattolica; mi svela che in Israele c'e' un gruppo di ... religiosi ... che seguendo i dettami di una frase della Torah, si occupano di sviluppare la presa bene, quindi vanno in giro su camion con sound sistem che diffondono musica yiddish e fanno ballare la gente per strada; e che esistono dei cristiani filo-ebraici che credono che effettivamente loro siano il popolo eletto e quindi li aiutano in non so che modo. Cose strane accadono nel mondo ...
Altri invece si dedicano allo studio della Torah e niente altro, e lo stato li sovvenziona e possono tenere tutti i figli che vogliono, e quelli che non passano tutto il giorno a studiare la Torah non sono molto molto felici di questo. E poi mi spiega che dopo i due anni, obbligatori per tutt*, di servizio militare, i ragazzi spesso vanno negli stati uniti dai loro amici statunitensi (che alla fine sono considerati pure da loro abbastanza stupidi) a lavorare per mettere via due lire, che poi vanno a spendere in giro per il mondo durante un viaggio che di solito dura cinque o sei mesi. Il militare dovrebbe farti crescere, ma sono convinto che valgono di piu' quei cinque mesi che due anni a tirare granate; e in ogni caso mi sembra un'usanza molto furba. La comunità ebraica in Argentina è molto vasta, le candele per haunukah si accendono nelle maggiori piazze di BsAs.

Da Colonia prendo un bus verso il nord, la città si chiama Salto - io volevo ripassare il confine piu' a sud per andare a Gualeguaychu a vedere il "carnevale piu' bello d'Argentina" ma la' il ponte sul rio uruguay era bloccato dalle proteste per delle cartiere che non ho ben capito in quale stato dovrebbero essere costruite con i soldi di chi per far lavorare quale popolo. Quindi niente, arrivo a Salto che e' notte, cerco un lugarcito per dormire e il mattino dopo altro bus verso Concordia, giusto dall'altra parte del fiume. Qua aspetto tutto il giorno il colectivo per Posadas, non so quanti km a nord, dove si trovano un po' di siti con rovine delle riduzioni gesuite del 1500, una delle tappe programmate della settimana. A Concordia non c'e' praticamente niente, mi mangio un filetto al pepe in centro città e poi mi dirigo al parco, dove incontro tanto verde, gente che si bagna nelle acque mezzo contaminate, le rovine di un castello mai usato in cui ha vissuto per qualche tempo Antoine de Saint-Exupery, indimenticato scrittore di uno dei libri piu' pallosi della storia, in cui un principe autistico distrugge l'economia di un pianeta piantando baobab al posto di grano, e durante un giro in aereo per innaffiare tali alberi di antiparassitario si schianta e muore con somma gioia del lettore.

A Posadas arrivo al mattino abbastanza presto, lascio la mia roba all'ostello ed esco a cercare un posto dove mangiare. Chiedo a un signore all'angolo della strada; una parola tira l'altra, fammi accendere per favore, aspetta che arriva mio figlio e chiediamo a lui, io sono discendente di italiani del Trentino, ma perchè non vieni a mangiare da noi, dai ... e via. Finisce che mangio da loro, i due fratelli mi scarrozzano poi di qua e di là, la sera a bere un paio di tragos lungo la costanera, e il giorno dopo alle rovine ... che amabili che sono ! conversazioni interessanti, compagni di viaggio per una frazione del viaggio. Visitiamo tre siti, di cui due conservano davvero poco, mentre il terzo, San Ignazio Minì, riesce a trasmetterti varie sensazioni, dato che il cortile centrale della missione è rimasto praticamente intatto: un'area di un paio di km quadrati con refettorio, biblioteca, chiesa chiaramente, abitazioni per gli indios e quant'altro, tutto costruito con massiccia pietra rosso cremisi e rubato alla giungla, che qua assume caratteristiche sub-tropicali: il panorama è totalmente distinto dal sud, dove impera l'arbusto, qua ricorda vagamente il CostaRica. In ogni caso l'aria all'interno delle rovine è in qualche modo pesante anche se il cielo sconfinato oggi splende di un bell'azzuro intenso: saranno i muri troppo spessi, il loro colore troppo scuro, le porte troppo basse; che flash, essere un indio cinquecento anni fa e imparare a coltivare la giungla ....

Nel tardo pomeriggio, altro autobus alla volta di Puerto Iguazù, altri nonsoquanti km a nord - Puerto Iguazù dista circa 1400 km da BsAs. Altro arrivo di notte, altra ricerca di lugarcito senza pretese: vinco aria condizionata, tv e bagno privato per una ventina di dollari, e vado a festeggiare con una hamburguesa casera. Il giorno dopo, di buon mattino, lascio l'albergo, deposito tutto alla stazione dei bus e prendo il locale per le cascate - alcuni mi hanno detto che il lato del brasile è quello migliore, altri che fa schifo, a me sembra che la vista sia migliore perchè è messo praticamente di fronte ai salti, mentre l'argentina ci è sopra, però pare molto piccolo. Il lato argentino conta un punto di osservazione sulla garganta del diablo, che praticamente è il salto più indietro rispetto alla corrente, in una gola relativamente stretta e con un salto decisamente alto - la quantità d'acqua e il rumore e il vapore che si solleva dal basso sono impressionanti.
Poi ci sono un paio di passerelle in metallo che si intrufolano nella giungla per vedere i vari salti "secondari"; c'e' anche una bella isola (San Martin) in mezzo al fiume che però oggi non è raggiungibile causa elevato livello delle acque.
Infine un sentiero vero e proprio di circa tre chilometri, in mezzo alla selva, ti porta ad una cascatella di scarso interesse paesaggistico, almeno confrontata con le altre, che però cade in una piscina naturale in cui si può fare il bagno ... vuoi perderla ? Chiaramente vado e nel cammino conosco Thomas, un naturalista gringo (come si definisce lui) che però adesso vive in australia. L'acqua della pozza è bella fresca, non come quelle che si incontrano in montagna da noi ma confronto ai trentacinque gradi dell'aria ... Tom mi offre da fumare (poteva mancare ?) e così passiamo un paio d'ore crogiolandoci al sole, rinfrescandoci in acqua, ciarlando. La pozza è piena di insetti, di ogni genere: farfalle di ogni tipo e dimensione, una si poggia sul fango, chiude le ali, e sparisce nell'incanto della mimesi; api, piccole, perfette, curiose, coi loro movimenti blandi; mosche di varia foggia e dimensione; vespe rosse lunghe due centimetri. Una lucertola pattuglia una roccia che è il suo terreno di caccia, qualunque cosa si posi, soprattutto farfalle e mosche, si meritano un tentativo di vorace approccio. La cosa incredibile è che, comunque, nessuno di questi insetti mi ha fatto niente: era impossibile scacciarli tutti, quindi dopo un po' mi sono arreso e, tranquillo, mi sono lasciato esplorare dagli originali padroni di quell'angolo di natura, e mi sono sentito così in pace, con l'acqua, l'aria, il muschio, le api, tutti questi bichos che mi camminavano addosso ... eravamo molto vicini, molto simili.
Alla fine con Tom ci inoltriamo un attimo nella giungla fuori dal sentiero, e ci imbattiamo in un'altra cascata alle spalle di quella ufficiale, molto suggestiva, soprattutto perchè priva di qualunque traccia di essere umano (a parte noi due). Qualche foto, poi rientriamo verso il sentiero che io ho il colectivo per BsAs di lì a un paio d'ore, e per dieci minuti mi sento come dentro Blair Witch Project: il sentiero è questo, no aspetta, di qua, no, ci sono già passato, eccolo, no è l'altro al contrario, proviamo di qua, no, doh ! Poi alla fine imbrocco quello giusto e inizio il viaggio di ritorno.

Sul bus dalle cascate alla città, un cartello della Cooperativa Operaia Texil mi ricorda perchè ero venuto, e che è ora di tirare le somme. Mancano due settimane alla partenza ...

Babel

Dunque, potrebbe essere che questo post contenga lo spoiler o parti di esso quindi siete avvertiti.
Allora, sono andato a vedere il film in oggetto - Alejandro Inarritu, quello di 21 grammi e amores perros; questo dovrebbe completare la trilogia (e speriamo perche' mi ha fatto due palle tante ...).
Per essere sincero, la pellicola mi ha colpito, e molto, perche' un'ora dopo dovevo ancora smaltire le sensazioni negative di cui mi aveva riempito.
Si', odio, disperazione, impotenza mi ha trasmesso, e io l'ho odiata con tutto me stesso.
Cercavo come un pazzo un qualche commento negativo per compartire l'odio verso il film, poi mi sono rotto i coglioni di cercare di interpretare odi senza sentimento di critici a pagamento.

Dovrebbe essere una storia sull'incomunicabilita', pero' a parte la figlia muta del cacciatore giapponese (che ha regalato a un marocchino un fucile che egli ha venduto a un pastore i cui figli per un gioco idiota, che sempre i ragazzini fanno quando hanno qualcosa di pericoloso in mano, sia un raudo, una fionda o una carabina da caccia, sparano alla moglie di Brad Pitt - e bisogna dire che, ironia della sorte, fra i due fino a quel momento non correva buon sangue), gli altri soffrono di problemi che poco hanno a che vedere con l'idioma; in generale essi provengono dal sistema, qui rappresentato dalle sue peggiori braccia: la politica e gli sbirri.

Gli sbirri sono tutti un po' razzisti, un bel po' violenti, mediamente felici di poter essere l'uno e l'altro e di poter esercitare biecamente e cinicamente un potere coercitivo e distruttivo contro dei poveri infelici colpiti dalla sfiga (e dalla loro stessa stupidita', diciamolo).
Gli americani credono che un singolo colpo di fucile sparato in mezzo al deserto, in Marocco per di piu', sia da attribuirsi ai terroristi e quindi fanno di tutto per impedire che la tipa sparata si salvi; gli sbirri marocchini torturano mezzo mondo per trovare il fucile, e quando lo trovano si mettono giustamente a sparare ai bambini; i ricchi americani nel bus si cagano sotto e non possono accendere l'aria condizionata stando fermi quindi giustamente abbandonano Branduardo e la moglie nel villaggio sperduto per non morire affogati nel loro stesso grasso sciolto dal caldo e nella loro stessa merda sciolta dal miedo; la padrona della balia messicana le dice di fottersi e di annullare il matrimonio di suo figlio perche' non puo' darle il giorno libero; gli sbirri di frontiera suppongono giustamente contrabbando di bambini statunitensi che ritornano negli stati uniti solo perche' sono sbirri, e di frontiera; e cosi' via. C'e' anche da dire che ogni attore con una pistola o un fucile in mano si tramuta in un odioso facocero aggressivo, sempre accompagnato dalle sue carenze di misura, cranica e penica. Come accade nella realta' ?

Un peso, ragazzi, un peso .... che a meta' ti viene da dire "vediamo la prossima sfiga immotivata quale sarà, o quale stronzata si inventa il prossimo imbecille ... anzi, fammi passare che mi sono lise le palle a forza di sfregarmele, scusa ... aaaaah, aria fresca !".
Aggiungiamo pure che dal punto di vista cinematografico non si vede proprio niente di nuovo: musica molto bella e in generale straziante, quattro storie che si intrecciano raccontate a spezzoni inframmezzati, e via. Uguale agli altri due. Un po' di fantasia chico ... tu e lo scrittore che ti fa le sceneggiature.

Non saprei, alla fine. Ha forse compiuto il suo dovere ? Spero che non abbia scatenato anche negli altri spettatori le reazioni che ha scatenato in me; forse puo' anche essere che io ne abbia abbastanza di vedere stronzi minidotati che infieriscono sui deboli, per di piu' senza motivo; stanco di vedere razzismo, menefreghismo, egoismo.

Non me lo rivedrei nemmeno scaricato.
Troppo kharma negativo, ritengo ce ne sia già a sufficienza nel mondo, perche' continuiamo a volerne avere e dare di piu' ?

Investite le due ore mezza in qualcosa di divertido, una partita al mercante in fiera o al gioco dei mimi, tutto innaffiato da un paio birre, questo vi consiglio.
Oppure comprate tante siringhe, e non dimenticate il limone.
Oppure invitate il vostro peggior nemico e quando siete abbastanza pieni, dategli senza pietà ...

martedì 30 gennaio 2007

Fashion

Può essere ?

Aaank Aaank Aaank Aaank ....
Clack !
Sveglia, in pista.
Prima in bagno per la pipì. Lavare la faccia e le orecchie, il bidet. Colazione leggera, la mamma me la fa trovare pronta, una tazza di latte macchiato con una nastrina calda. Adesso i vestiti, oggi cosa mi metto ? Quelle calzettine tutte colorate di Moschino con sotto le scarpette di vernice bianca, una gonnellina allegra, non questa ... eccola ! e poi la magliettina smanicata di CK. Via al trucco ! Pappappà, rossettino, il mascara e ... voilà ! Un colpo ai capelli ... in orario perfetto.
Andiamo al lavoro. Chissà quella stronza di Alessia che occhi quando quando vede il colore del mio rossetto ! Ho girato tutti i negozi del centro per trovare il colore che lei non riuscirà mai ad avere, morirà d'invidia. E le calzette, devo dire a Giluy dove le ho trovate che le vorrà di sicuro anche lei, tesoro !
Brummm la mia Smart ! Oggi non sono in tinta, solo il sabato quando la uso mi devo vestire di verde se no sai che figura ! Invece quando metto fuori la coscia con la calza spessa sopra il ginocchio, li vedi tutti quelli sguardi bavosi, eh, porci maledetti ? Sembro una diva della pubblicità ....
Eccomi arrivata. Ciao tesoro, smack smack, ciao ammoreeeeee, ciaaaaao cara (troia, stai morendo d'invidia eh ? guarda che faccia !), ciaaaaao (ma da chi ti fai vestire, il verduriere dell'angolo ?), mmmmmhhhhhh ciao fusto ;), ciao, ciao, ciao ....
Spogliatoio, tutina, oggi cosa devo fare ? Schiene delle tute, squadra Benetton.
Guardala la cocca del principale, lei sempre i lavori di prestigio deve fare, la selleria, io che sono, incapace ? Stronza, chissà che pompini gli tira quando va nel suo ufficio.
Hey, ma lo sai che Monica ieri ha beccato Fausto da solo in disco ? Da solo, quella cozza della sua tipa era a casa con le sue paranoie sul ... si chiaro, se l'è scopato nel cesso ma dice che non è tutta 'sta cosa, però ... beh sì se domani lo vedo in giro ci provo pure io, sai ...... ih ih ih ih ih !
E quella cretina di Sonia ? Fa sempre tutta la figa che sembra che ce l'ha solo lei e poi ieri il suo tipo comesichiama era dietro al Green Field con le mani nelle mutande di una ... che dal culo mi sembrava Jenny .... ha ha ha ha, siiiii dai buchi di cellulite ! E poi ... ma dai ! Ha ha ha ha ! Ma sul serio ? Ha ha ha che zoccola !
Vado a fare pipì.
Quanto manca alla pausa pranzo ? Ancora mezz'ora, vabbé, passa.
Dove andiamo oggi ? Al baruccio o dal palestrato ? Al baruccio ? Ah dai allora magari incrociamo il magazziniere figo della ditta qui a fianco, devo rifarmi il trucco prima di uscire.
Prendo la mia insalta con pollo mais olive e l'acqua frizzante. Eccolo che arriva ! Non voglio farmi vedere che lo guardo però, poi pensa che sono una troia ... chissà se mi nota, sono un pelo di fianco ... tiro un po' su la gonna, è meglio ... eccolo che sbircia ! Mmmmmmhhhhh ..... sigaretta.
Dentro, e ancora quattro ore. Oggi è il tredici, fra poco lo stipendio, ma qualche soldino è ancora da parte dal mese scorso, mi sa che quando esco vado a fare un po' di shopping che ho visto una canottiera carinissima sul catalogo, e poi mi serve un altro paio di scarpe da abbinare a quella gonna di tulle che sempre le stesse mica puoi, poi ti prendono ancora per pezzente.
Hai visto in tele la valletta di Gerry Scotti ? Dici che le tette sono vere ? Secondo te sì ? Ma le labbra no dai è impossibile. Io il naso me lo farei limare, ho questa gobbetta che ... Cazzo il capo che scende, il solito rompicoglioni. Sì ok, sì lavoriamo, sì stiamo attente, fottiti, torna su a fartelo succhiare dalla tua cocca .... ha ha ha ha ha ha !
Driiiiiiinnnnnn la sirena !
Spogliatoio, ciao tesoro bacetto a domani, bruuuummmm la Smart, centro commerciale, wooooosh le porte automatiche, vetrina, vetrina, figone, vetrina, musichetta – è il mio ? Ciao Barbi ! Ha ha ha ha ha, ma dai ! Siiii ! Noooooo .... Alle ? Dai a dopo ! Baci ! Al centro sono, sì, no, le scarpe e poi ... davvero ? Ha ha ha ! sì, ok, ti racconto poi sì .... un bacione smaccck ! Click ! Dov'ero ? Vetrina, uhmmmm, prova ! no ... prova questo ! proprio no ... vetrina, vetrina, prova, maledetta musichina ... Sì ciao mami, no sono al centro ... sì arrivo per cena ... un poco di pasta, poco condita .... si poi esco ... eh se lo vedo te lo prendo .... grigio va bene ... ciao mami a dopo smaccck ! Click ! Prova, uffanò, vetrina, prova .... mmmmmh, ok ! anche questo ! Stasera lo metto ... musichina ? Ciao tesoro, andiamo al Beach ? La benzina ce l'hai ? Ha ha ha ha ! Ok alle undici. Click.
Bruuuuuum .... ciao mami ! Guarda cosa ho preso ? Vero che è un amore ? Eh no non l'ho trovato, anzi c'era ma secondo me era mal rifinito .... E' già pronto ? Dai che poi con Francy e Lilly usciamo e devo prepararmi, ci vediamo alle undici ho solo due ore ! Eh mami, la doccia, la piega, il trucco, i vestiti li so ma magari mi viene voglia di altro, eh dai lo sai .... Smmmmmmmack bacetto alla mamma !
Bruuuuum, parcheggio ? giragiragira .... giragiragira ..... giragiragira .... eccolo ! Coda. Siga. Coda. Mani sul culo ? Ma sei te Lilly ? Guarda che stronzo! Coda. Siga. Uffa. Coda. Coda.
Deeeeeentrooooooooooooo !
coca e rhum, guarda in giro. mmmmh ... coca e rhum. sniff.
dance, dance, dance .... dance, dance, dance
checcazzo ti guardi ?
dance, dance, dance ... sniff, coca e rhum, dance, dance, dance ...
perchè non mi guardi ?
dance, dance, sniff .... dance, dance, sniff ....
(dance)
(sniff)
...
Bruuuuuuum.......
Zzzzzzzzzzzzzzzz...

lunedì 22 gennaio 2007

Fango

Non so domani dove andrò / Ma il futuro è già scritto
Non so domani che farò / Per adesso è conflitto

Allora, vediamo. Dov'é che ho sempre sbagliato nella costruzione della mia vita ? Perché qualcosa ho sbagliato di sicuro, altrimenti non sarei qua. Penso che sia la qualitá della sabbia, deve essere quella ... oppure gli agenti adesivi, chissá. E' che non ricordo con precisione se la prima volta ho usato i mattoni forati e c'erano troppi fori, e poi la seconda ho usato quelli pieni ma erano troppo pieni, e se la terza mi sono ricordato degli errori precedenti e ho preso precauzioni adeguate oppure mi sono affidato di nuovo ai mattoni forati ma usando una calce di qualitá inferiore.
Dovrei provare a costruire col fango, ma non saprei da dove iniziare ... come fai a costruire una casa di fango ? fai mattoncini di fango impastato con paglia ? oppure lo agglomeri dal basso con le mani, striscia dopo striscia, una affianco all'altra e una sull'altra ? non credo, la base ti viene larga chilometri. Mi sa che c'e' bisogno di un qualche telaio in legno e un filo a piombo, per lo meno. Forse si puó fare in una forma tutta una parete e poi tirarla su, con qualche fusto di bambú immerso per dare stabilitá e non farlo sbriciolare; in ogni caso la qualitá del fango é basilare, come la capacitá di maneggiarlo. Mi ricordo che da piccolo una volta stavo giocando in un fiume con degli amichetti e facevamo dighe di fango, e a un certo punto io mi sono tramutato in un precoce crociato di greenpeace dicendo che non dovevamo perché stavamo modificando un tracciato naturale, ed era una cosa cattiva da fare; avevo un timore reverenziale della potenza intriseca del fango.
Esercizio: scrivi fango e poi tutto ció che ti viene in mente ad esso correlato.
Fatica; sudore; veicolo a due ruote come moto da cross, moto da trial, bicicletta; sporcizia; marrone; schizzi; disordine, caos; ostacolo al movimento; case a basso costo; ovattamento; piccole dighe inamovibili costruite da manine impaurite; impronte; pozzanghere; pioggia.

Il giorno del colloquio mi sveglio presto, non sono molto sereno: sto andando a vendermi per lavorare in un ambito a me alieno. Appena apro gli occhi, comincia a piovere.
Voi ci credete nei segni ? io si, un sacco. Come quella volta che ero in giro di notte in bici a Torino e mi sono esplose nello stesso istante entrambe le camere d'aria. Non esistono le coincidenze.
E questa pioggia non mi sembra un buon segno. Carmen, la signora-mamma delle pulizie e della colazione nel mio attuale ostello, mi presta un ombrello e mi fa mille auguri. Io sono mezzo morto, ho dormito poco, ma non ricordo il perché; il posto é lontano, molti minuti di metropolitana e di bus, e dalla fermata al palazzo del Citybank il tragitto é costellato di pozzanghere e di fango, mi schizzo i miei bei pantaloni neri molto yuppi. Il colloquio alla fine va abbastanza bene, parlo con una ragazza che non ho capito che ruolo abbia, e poi con il jefe dell'area, uno yankee che mi sta subito sui coglioni per due motivi: il primo é che parla inglese, manco fosse a casa sua (cazzo, a questi anglofoni bisogna sempre andare incontro causa le loro ridotte capacitá mentali ? dura imparare un'altra lingua eh ? peró il resto del mondo ci riesce ...), e secondo che mi intervista per telefono col viva voce ... ma chi sei, il papa ? o forse sei talmente grasso che per alzare il tuo culo immondo dalla poltrona in pelle hai bisogno di un argano, e che solo azionarlo potrebbe causarti un infarto, il quinto della tua vita ?
In ogni caso finisco il colloquio e finisce la pioggia; se avevo qualche dubbio, questo secondo segnale lo ha messo in fuga.

Per fortuna altre aziende mi chiamano, e mentre aspetto la risposta del Citybank, vado a fare un colloquio in una bella aziendina costola della ubisoft, la gameloft, la quale si occupa di sviluppare giochi per cellulari; io sarei inserito nell'area marketing, retribuzione buona, un sacco di facilitazioni, assicurazione medica e quant'altro. Il colloquio va molto bene, mi daranno risposta in un paio di giorni ma sono sicuro che sará un sí.

Con Leyla andiamo a cercare un posto che le ha consigliato un amico dove suonano dal vivo, ma non lo troviamo. Indirizzo sbagliato o memoria annacquata, chissá. Io ho una ferita nella bocca che non mi permette quasi di parlare, non so come sia venuta fuori, e lei ha una specie di ascesso su una tonsilla, ci saremo scambiati qualche microschifo. Mi faccio servire un Anestetico Negroni on the rocks. La giornata é abbastanza storta, il Citybank mi ha risposto picche, perché cercavano un profilo differente (un qualche coder verticale di PL/SQL che avesse fatto solo quello da 5 anni a questa parte, credo), e dall'Italia i miei pagamenti in sospeso continuano a rimanere tali. Peró c'é altro che non quadra, non riesco a capire cosa. Ho bisogno di fumare, devo mettere a fuoco qualcosa che mi sfugge. Mi guardo le mani: ora c'é un anello in piú, e le tenaci cicatrici di medusa collezionate ad Ustica l'estate passata.
Leyla mi parla, mi chiede: Amore, cosa vuoi fare ? Cos'é che ti rende piú felice, lavorare qua o andare a fare il buco ? La macchina ti sta divorando ?
Amore, le rispondo, io voglio stare con te, qua o in capo al mondo. Peró se me lo chiedi, ti rispondo che preferisco andare ad Ustica a lavorare gratis che stare a Buenos Aires, Londra, Madrid o qualunque altro posto con un ottimo stipendio. La macchina ? sono fuori dalla macchina ancora, no ? come puó divorarmi ?
E perchè mi fai questa domanda ... avevamo deciso, no ? Ci sembrava un buon piano, perchè adesso te ne esci così con questa locura ... abbiamo bisogno di stabilità .... vero ? o no ?
Chiediamo, mi fa lei.
Va bene, dico io intontito, chiediamo. Io ho bisogno di fumare.
Va bene amore, vediamo di trovarla.

Peró sul momento non capisco la profonditá della sua domanda, quello che implica, né la rassegnazione stanca con cui le rispondo, né la superficia della mia analisi del tutto. Il fango si è tutto crepato e sta cadendo a pezzi, e i cani ci pisciano sopra e lui cola a rigagnoli, mettendo a nudo della paglia di pessima qualità.

Chiediamo, ci rispondono. Sì, c'é la possibilità ... di farci tutta la stagione a Ustica. A romperci il culo.
Ma ancora non ho messo a fuoco.
Li vedo i piccoli THC con in mano i due estremi delle sinapsi, con i loro occhietti furbi da volpe cinese. Chissà se questa sostanza è in grado di scatenare meccanismi inconsci di dipendenza così sottili ... non so, era un mese circa che non fumavo e da qualche giorno ne sentivo proprio il bisogno, o loro me lo facevano sentire ... sono io che so che mi serve perchè mi serve, o non mi servirebbe ma ormai sono additto ? il vortice a spirale, la libera associazione. Scrivere dell'evento, scrivere il proprio romanzo personale, creare e definire il personaggio, che sono io, io sono quello che scrivo, io faccio quello che mi piacerebbe far fare ad un personaggio, io sono il personaggio; una picchiata nella morbosità dello scrivere autoreferenziante, del leggere interiora di uccello, cyber-aruspici. Le similitudini fra la lingua spagnola e l'italiano del sud, l'uso del verbo tenere al posto di avere; il verbo stare al posto del verbo essere, con le stesse differenze che ci sono fra ser y estar; l'uso transitivo di verbi intransitivi (bajalo). E poi ci vedo, a partire uniti per questa locura, belli, felici, innamorati: vedo quanto mi ama, quanto vuole profondamente che io sia felice, e quanto la amo, quanto lo voglio io, quanto entratenida va ad essere la nostra vita insieme, e romantica - io ritorno dal fondo del mare e lei mi aspetta sul molo e io le sorrido e ci baciamo e la stringo forte, e magari piove ma è come se ci fosse il sole. E abbiamo trent'anni e io devo dire ai suoi che la rapisco e che ce ne andiamo lontano, a lavorare al nostro progetto di vita. Continuo a sognare, le mando messaggi appassionati e verso l'alba la vado a prendere al lavoro, a salvarla dalla barra del bar. La amo tantissimo, aveva ragione su tutto, andiamocene da qua che non è il nostro posto, non era un bel viaggio quello che avremmo iniziato, questo è migliore, poi andiamo in eurolandia, io non vedo il mare da tanto tempo, e ho il passaporto spagnolo, meno problemi, più soldi, più porte, più conoscenze, più .... sì amore, avevi ragione e me lo dicevi e io non lo capivo, e ti amo con locura e assieme facciamo scintille, e ho voglia di fare pazzie che non sono per niente pazze con te, e io con te, assieme, vedrai che faremo le cose per bene, già le facciamo, siamo un equipo formidable. Sì amore mio ...
Non stiamo nella pelle, ma oggi siamo stanchi, lei non ha dormito per niente, io quasi, svacchiamo al sole. Continuano ad arrivarmi chiamate per colloqui e io rispondo che un lavoro l'ho già trovato, grazie, che no, ho cambiato programmi. Che figo. Scusate, vi ho preso tutti per il culo, me ne vado da vincitore senza nemmeno estrarre la spada ... ci avevate creduto tutti, eh ? per un attimo pure io mi ero, quasi, convinto. Poi è passata.
Casa di nuovo libera ... porto una bottiglia di vino e una pila di dvd di musica, che Leyla quasi mi ammazza di botte, ma come, dopo un mese te ne esci con tutto 'sto ben di dio ? poi per mia fortuna la sessione punitiva di Tae-Bo è rimandata ... me mareaste amor, mira que hay ! vai, di Beasty Boys e Cipress Hill, NiN e Miles Davis, Fila Brazilia e Faith no more, Molotov e Depeche Mode ... si balla, si beve, si ride, si spilucca ... facciamo una gran bella festa e ci divertiamo come non mai.

Come non mai.